HOCKEY - IL COMMENTO

Una sconfitta senza appello che lancia comunque segnali positivi

Il Lugano non poteva fare di più e il tributo del pubblico è lì a dimostrarlo

  • Un'ora fa
Si spengono i riflettori sulla stagione bianconera

Si spengono i riflettori sulla stagione bianconera

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Di: Federico Fiorito 

Può una serie persa 4-0 - e per il Lugano si tratta della quarta sconfitta netta ai playoff della sua storia - lasciare comunque dei segnali positivi? In verità sì e lo si vede nel tributo che la Cornèr Arena ha riservato ai propri beniamini al termine di una gara-4 in cui, ancora una volta, è emersa tutta l’impotenza dei bianconeri di fronte a una corazzata come lo Zurigo. E il pubblico è, spesso in questi casi, un buon barometro per capire se c’è qualcosa da salvare al cospetto di quella che è, freddi numeri alla mano, una vera e propria disfatta. Che sarebbe stata una sfida improba lo si sapeva già prima della fine della regular season e allora sarebbe valsa la pena tentare qualcosa di più, quando lo si poteva fare, per evitare i Lions e assicurarsi un quarto di finale contro Losanna e Ginevra. Ma le squadre si sono abituate ormai negli ultimi anni a guardare al proprio gioco, a concentrarsi su se stesse, senza curarsi dell’avversario. E questo vale certamente per vincere i campionati, ma non per brillare almeno un po’ di luce propria nel primo turno dei playoff. Ma tant’è, è andata così e il Lugano, con i giusti contrappesi delle forze in campo, non ha totalmente sfigurato.

Messa agli archivi una deludente gara-3, la formazione ticinese ha messo sul ghiaccio tutto quello che ha potuto per regalare almeno una gioia al proprio pubblico che, se non ha esaurito la pista in ogni ordine di posto, poco ci è mancato. Il rimescolamento delle linee da parte di Mitell ha effettivamente dato nuovi impulsi alla manovra bianconera soprattutto nel secondo e terzo tempo, quando Thürkauf e compagni hanno spinto con più veemenza verso la porta di Hrubec. Molto attivi sono stati Emanuelsson e Kupari, una gran bella coppia nel terzetto completato da Simion, e il duo Fazzini-Canonica, messo ai lati del capitano. Ma proprio Thürkauf e Sanford sono sembrati essere arrivati a questi playoff con il serbatoio in drammatica riserva. Da loro è mancato il guizzo, lo spunto, la scintilla per farsi seguire dai compagni. E il 27,27 per cento di efficacia agli ingaggi di Thürkauf nella partita è un dato che evidenzia la grande difficoltà riscontrata durante la serata.

Va anche detto che, malgrado, appunto, la già citata abitudine nel non parlare o nel non prendere in considerazione l’avversario, dall’altra parte c’era uno Zurigo che si è rivelato una volta di più perfetto antidoto del Lugano. Dopo due titoli consecutivi - e nonostante un campionato per lunghi tratti solamente vivacchiato - i Lions sono arrivati all’appuntamento senza grosse pressioni. E con la mente libera e tranquilla hanno potuto mettere sul ghiaccio tutte le loro qualità che, tradotto, significa che per batterli devi giocare meglio di loro senza poter sfruttare quei dubbi, quei nervosismi che si possono insinuare anche all’interno di una spogliatoio che, sulla carta, è il migliore del campionato. Chi ha Malgin e Andrighetto? Non solo in Svizzera, ma nell’Europa tutta? Solo per citare due nomi... Con un portiere eccezionale, dei difensori arcigni e ordinati, con delle linee d’attacco forti ed equilibrate, gli uomini di Bayer sono apparsi in totale controllo del match nonostante il minimo vantaggio nel punteggio. Per l’impegno, per il cuore spesso citato in questa serie, il Lugano avrebbe meritato di non chiudere con la voce zero nella casella vittorie, ma forse non si poteva chiedere di più. E per questo alla fine è arrivato il meritato tributo di una Cornèr Arena consapevole dei tasselli che si sono posti come base, consapevole che, quella tracciata, è una strada che porta ad altre ascese.

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A tutto Hockey 27.03.2026, 23:30

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