Tutti lo vogliono, tutti lo cercano. Strano, perché il suo collo è insolitamente spoglio per essere quello di una star che macina Olimpiadi da trent’anni. Tranquilli, non siamo di fronte a un ignoto maestro di longevità sportiva. Anche se, nel suo campo d’interesse, occorrono la stessa perseveranza e la stessa meticolosità tipicamente richieste ai grandi campioni. Per accendere l’entusiasmo della folla, invece, non servono parole, ma basta un semplice gesto. E quando quell’astuccio nero si srotola, stendendosi in tutta la sua lunghezza, il luccichio sprigionato da decine e decine di piccole stelle smaltate illumina la scena a mo’ di flash da cerimonia. Del resto, per i confusi, c’è sempre un accredito che parla chiaro: piacere di conoscerla, “Pin Man”.
Tra i più noti collezionisti di spille olimpiche, Yorick Spieker ha il suo bel daffare qui a Cortina, terza tappa di un viaggio che l’ha già condotto per Milano e Livigno in cerca di fortuna. Paesi che vai, pezzi che trovi, si sa. Il fenomeno del pin trading, d’altra parte, non sta certo risparmiando la regina delle Dolomiti, dove il numero di proseliti è in costante espansione. La caccia agli oggetti di culto (e soprattutto a quelli più rari, come il cagnolino della coppia Jutta Leerdam-Jake Paul) convoglia centinaia di appassionati verso gli eventi organizzati ad hoc, secondo regole ben precise: scambi sì, soldi no. Tolte queste restrizioni morali, ognuno è comunque libero di dare pieno sfogo all’ingegno. Qualora lavoraste nella ristorazione, ad esempio, potreste non essere i primi a pensare di sostituire il classico barattolo delle mance con un apposito raccoglitore per pin…
Nella sua lunga storia ultracentenaria (le origini possono essere ricondotte a Parigi 1924, i Giochi del primo Villaggio Olimpico: la moda nacque proprio tra gli atleti), questa pratica si è ritagliata uno spazio via via più preminente, fino ad imporsi su tante altre attività collaterali. Ai giovani curiosi giunga il monito degli esperti incalliti: una volta dentro, non se ne esce più. Chiederlo al nostro nuovo amico tedesco, appena diciottenne quando fu stregato… da un allenatore taiwanese. Trentaquattro anni dopo, la sua raccolta fa invidia a chiunque si senta sbattere in faccia quel fragoroso “30’000”. Che non è il valore di mercato (moltiplicate per tre e aggiungetecene altri 10’000, già che ci siamo), bensì il numero di spillette gelosamente custodite in casa. Ma ricavarci un bel gruzzoletto? Non se ne parla. Perché affettivamente non c’è prezzo che tenga. E perché dietro ad ogni scambio, ad ogni negoziazione si cela la vera essenza del pin trading: creare legami duraturi attraverso mezzi transitori.
“L’uomo pin” e una raccolta che fa gola a tutti
RSI Sport 17.02.2026, 15:55
Legato alla programmazione olimpica



