Olimpiadi - hockey

La volontà di superarsi facendo leva su consolidate basi

La Svizzera approccia il torneo in riservatezza, domani sfida alla Francia

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I Giochi si fanno seri

I Giochi si fanno seri

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Di: Ariele Mombelli, inviato

La Svizzera ha scelto la via della riservatezza alla viglia del debutto olimpico contro la Francia, previsto per giovedì alle 12h10 all’Arena Santa Giulia. L’allenamento odierno, programmato tra le 13h00 e le 14h00, è infatti stato svolto a porte chiuse, lontano da giornalisti, fotografi e dagli eventuali occhi indiscreti di qualche membro dello staff della Francia, che dal canto suo la seduta di quest’oggi l’ha svolta qualche ora prima senza nascondersi. Anche se tutto lascia presagire ad un line-up simile a quello messo in pista lunedì, è dunque impossibile sapere come Patrick Fischer schiererà la sua squadra domani, in un primo impegno che può già risultare fondamentale.

Sì, perché se è vero che “ai Giochi Olimpici non esistono partite semplici”, come ha tenuto a ribadire più volte ieri il selezionatore, è altrettanto vero e innegabile che una selezione che intende puntare alla “Final Four” (per usare ancora le parole di Fischer) di una squadra come la Francia non può e non deve avere timore. Il che non significa mancare di rispetto ad un avversario che domani reciterà il ruolo di outsider tanto quanto la Svizzera può esserlo nei confronti dell’intero torneo, quanto piuttosto significa portare sul ghiaccio l’esperienza maturata negli ultimi anni a livello internazionale. Di mettere in pista, insomma, tutto il lavoro fatto sull’arco di più anni da una generazione che verosimilmente rappresenta, in termini di talento, l’apice della storia del nostro hockey. Lo hanno evidenziato i risultati colti ai Mondiali agli ultimi anni, c’è da confermarlo su un altro palcoscenico, tutt’altro palcoscenico: quello più importante, quello Olimpico.

Non sarà facile, soprattutto di fronte a certe potenze infarcite dei migliori giocatori al mondo - e questa è la sfida più entusiasmante per il percorso che giunge a conclusione di Weibel e Fischer - ma può non essere impossibile. Già, la Svizzera ha le sue carte da giocare. Perché tranne le squadre più “piccole”, come la stessa Francia, l’Italia, la Danimarca, la Lettonia e al pari forse della Germania, la Nazionale è la sola ad aver potuto contare più o meno costantemente, anno dopo anno, sui suoi migliori giocatori d’oltreoceano. E di averli potuti integrare in un sistema di gioco consolidato con la stessa guida tecnica. In un torneo senza alcuna preparazione, questo deve rappresentare il vantaggio. Per il resto non c’è alcun segreto: la differenza dovrà farla la forza di un gruppo che ha dimostrato più volte di essere unito e la volontà di superarsi facendo leva su consolidate basi.

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