OLIMPIADI - BOB

Una targhetta, un bronzo e un barlume di speranza

L’impresa dell’equipaggio di Michael Vogt ridà un po’ di fiducia al bob svizzero

  • Oggi, 15:50
  • Oggi, 16:05
Il quartetto elvetico

Il quartetto elvetico

  • Keystone
Di: Fabio Dotti  

Melanie Hasler scorre con lo sguardo i nomi incisi sulla targhetta di legno appesa al soffitto del Dracula di St. Moritz, il luogo sacro per antonomasia del bob svizzero. Ci sono tutti gli ori olimpici conquistati dai piloti elvetici. “Dopo i Giochi di Cortina voglio vedere un nuovo nome”. Una voce alle sue spalle la coglie di sorpresa. Una frase di circostanza, una speranza che suona quasi irrealistica. Lo sa Melanie, lo sa lui e lo sanno tutti quelli che masticano un po’ di bob. E proprio per questo il bronzo di Milano-Cortina conquistato dal suo compagno di vita Michael Vogt ha il sapore di una benedizione inattesa, qualcosa di più vicino al miracolo che alla logica dello sport.

Il motivo è semplice: negli ultimi anni c’è una nazione il cui dominio è cresciuto stagione dopo stagione, rendendo difficilissimo non solo vincere, ma perfino salire sul podio. È la Germania pigliatutto, quella che dopo il clamoroso zero proveniente dal bob ai Giochi del 2014 ha investito senza esitazioni, costruendo un sistema quasi perfetto. Negli ultimi quattro anni la crescita è stata impressionante, soprattutto in campo maschile: l’arrivo di Adam Ammour accanto agli inarrivabili Francesco Friedrich e Johannes Lochner ha chiuso ogni spiraglio alla concorrenza. I numeri dell’ultima Coppa del Mondo sono spietati: 14 gare, 11 triplette tedesche, 14 doppiette. Dati che spegnerebbero anche l’ottimismo più ostinato, specie in uno sport dove le risorse economiche non abbondano e ogni stagione si costruisce faticosamente cercando fondi. Anche la Svizzera vive questa realtà, lontana dai tempi d’oro delle prime edizioni olimpiche, quando arrivarono tre ori e cinque medaglie complessive.

Eppure, le imprese nascono proprio lì, dove i pronostici smettono di avere senso. Lo sa bene “Miky” Vogt, che con il destino aveva un conto aperto. Prima della quarta manche era a soli nove centesimi da Ammour: un confine sottilissimo tra anonimato e storia. In quei secondi gli saranno tornati alla mente i problemi fisici, l’operazione alla schiena rimandata troppe volte, e soprattutto lui, l’amico di sempre, il compagno che avrebbe voluto dietro di sé: Sandro Michel. Chiamarlo semplicemente frenatore sarebbe riduttivo. Michel era la metà perfetta di Vogt, un legame umano e sportivo spezzato nel febbraio 2024 ad Altenberg, quando un terribile incidente lo lasciò a terra con l’anca distrutta e un polmone contuso, fino al timore di perdere una gamba. I Giochi, per lui, erano diventati impossibili.

Fisicamente non era lì, ma nella testa di Vogt sì. Quella medaglia la voleva anche per Sandro, per potergliela mostrare durante le tante ore di pesca che continuano a condividere lontano dalle piste. Il bronzo è arrivato nel momento più difficile, perché battere un equipaggio tedesco su due manche può essere un colpo di fortuna, farlo su quattro significa essere semplicemente migliore.

E allora quella targhetta appesa al soffitto del Dracula non cambierà, perché lì finiscono solo gli ori. Ma d’ora in avanti, guardandola, qualcuno non vedrà più soltanto un elenco di nomi lontani nel tempo: vedrà uno spazio vuoto che ha ricominciato a fare meno paura.  

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Milano Cortina 2026, il servizio sul bob a 4 U (Studio olimpico 22.02.2026)

RSI Sport 22.02.2026, 14:34

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