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La storia di un “Ponte” che collega il Canada e la Svizzera

Alla scoperta di Ian Bridge, dal Mondiale del 1986 allo Chaux-de-Fonds

  • 23 giugno, 19:01
  • 24 giugno, 14:44
In lotta contro Platini

In lotta contro Platini

  • Imago
Di: Paolo Laurenti e Gianluca Pusterla, inviati

Serve una buona memoria – e forse qualche ruga – per ricordarsi di Ian Bridge, arcigno difensore canadese che negli anni Ottanta lasciò il segno anche nel calcio svizzero. Ha vestito la maglia dello Chaux-de-Fonds e, più tardi, ne ha persino allenato la prima squadra.

Sfogliando l’album Panini di Messico 1986, alla pagina dedicata al Canada, eccolo lì: chioma bionda e sguardo deciso. “Devo ammettere che quella fotografia non è proprio delle migliori”, scherza oggi con una risata che rompe subito il ghiaccio. Vero, non gli rende giustizia. Bridge quel Mondiale lo ha giocato davvero, anche se per il Canada non fu un’avventura memorabile. Oggi il calcio è globale, i giocatori attraversano continenti con naturalezza. Quarant’anni fa era tutta un’altra storia. Come finì allora un ragazzo cresciuto nei dintorni di Vancouver in una cittadina neocastellana di meno di 40 mila abitanti? “Fu quasi un caso - racconta il 66enne - Due anni prima del Mondiale disputammo un’amichevole contro l’Italia a Toronto. Gli arbitri erano svizzeri e con loro c’era Freddy Rumo, presidente della Lega Nazionale elvetica e anche dello Chaux-de-Fonds. Mi vide giocare, si interessò a me e poco dopo mi ritrovai in Svizzera. Rimasi cinque anni: fu una splendida esperienza”. 

Quella a La Chaux-de-Fonds fu la sua prima avventura europea. “La squadra era competitiva. Nel mio primo anno raggiungemmo la semifinale di Coppa Svizzera, mentre in campionato lottavamo per evitare la retrocessione. Proprio per questo il club non volle lasciarmi partire subito per il ritiro premondiale del Canada. Mi aggregai alla Nazionale soltanto una decina di giorni prima dell’inizio della Coppa del Mondo, forse anche meno”. Anche l’atmosfera attorno al torneo era molto diversa da quella odierna. “C’erano pochissimi media. Al seguito della nostra Nazionale c’era un solo giornalista e non partecipava nemmeno a tutti gli allenamenti”. Un contrasto enorme rispetto alla macchina organizzativa e mediatica che accompagna oggi ogni Mondiale. Il ricordo più vivido, però, arriva poco prima dell’esordio contro la Francia. “Eravamo nel tunnel prima di entrare in campo. Mi guardo attorno e vedo Bossis, Battiston, Giresse, Platini. Fino a poco tempo prima li osservavo soltanto in televisione. Pensavo: ‘Accidenti, è tutto vero!’”.

La conversazione prosegue e, nonostante siano passati quasi quarant’anni, emerge chiaramente la gratitudine di Bridge verso la Svizzera. Il calcio continua a occupare una parte importante della sua vita: da oltre 12 anni lavora come assistente allenatore di una squadra universitaria femminile in Nebraska. Con la Nazionale canadese ha collezionato 35 presenze e cinque reti. A Messico 1986 fu titolare in tutte e tre le partite del girone, perse contro Francia, Ungheria e Unione Sovietica. E oggi? Come vede il calcio canadese? “Non avrei mai immaginato che sarebbero serviti quarant’anni per rivedere il Canada competitivo a questi livelli. La qualità dei giocatori è cresciuta enormemente. Ci sono talenti straordinari come Alphonso Davies e, parlando con amici e conoscenti, percepisco un entusiasmo che non avevo mai visto. L’hockey resta lo sport dominante, ma la partecipazione ai Mondiali ha fatto crescere in modo significativo l’interesse per il calcio. Speriamo di continuare su questa strada”. 

Al Canada basta un pareggio per vincere il girone. Un vantaggio che, secondo Bridge, potrebbe però trasformarsi in un’insidia. “La sfida è soprattutto mentale. Se entri in campo pensando soltanto a non perdere rischi di complicarti la vita. Spero che il Canada giochi per vincere e non si accontenti”. Ian Bridge, in fondo, è davvero un ponte tra Canada e Svizzera. Un precursore di quel calcio globale che oggi diamo per scontato. Il biondo difensore dello Chaux-de-Fonds che ha giocato un Mondiale. E davanti a una sfida tra Svizzera e Canada, non può che ritrovarsi con il cuore diviso a metà.

02:42

Il servizio con Ian Bridge (Rete Uno Sport 24.06.2026, 12h30)

RSI Sport 24.06.2026, 13:10

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