Fischi. Chiari e forti. Li avrete sentiti anche voi a casa durante l’esecuzione dell’inno iraniano. Fischi di dissenso arrivati proprio dai tifosi dell’Iran, in piena protesta contro una Repubblica Islamica in cui non si riconoscono. Sono infatti ben più presenti - pur bandite dalla FIFA - le bandiere verdi, rosse e bianche con il leone d’oro al centro rispetto a quelle ufficiali. Bandiere che richiamano all’era dello Scià, prima della rivoluzione del 1979, sventolate con orgoglio dai tanti che, anni fa, sono arrivati in California per sfuggire all’oppressione. I quali in ogni caso, per 90’, non hanno mai fatto mancare il proprio sostegno alla squadra.
Si è provato fino all’ultimo a tenere le questioni politiche fuori dal calcio, ma come si fa? In un contesto così difficile come quello che si sta vivendo tra il paese organizzatore del Mondiale e quello asiatico. A rimetterci sono chiaramente i giocatori, i quali dovrebbero vivere il proprio sogno calcistico e invece sono finiti tra l’incudine e il martello. Dalla divisione sugli spalti tra sostenitori e oppositori dell’attuale regime, alle condizioni a cui sono sottoposti.
Rispetto alle altre squadre infatti Taremi e compagni non possono restare su territorio statunitense per più di 48 ore. Una concessione fatta grazie alla mediazione della FIFA e di Infantino, visto che inizialmente il Team Melli sarebbe addirittura dovuto volare nel luogo della partita il giorno stesso e ritornare nel proprio ritiro di Tijuana appena dopo il match. Messico che finora ha accolto gli iraniani, i quali avrebbero dovuto avere il proprio campo base in Arizona, piano saltato per ovvi motivi. Imprevisti che ovviamente rischiano di minare le prestazioni degli uomini di Ghalenoei, i quali nonostante le avversità stanno dando tutto in campo. Per provare a rimettere finalmente il calcio al centro del discorso.

Mondiali, highlights di Belgio-Iran (LA2 Sport Live 21.06.2026, 21h00)
RSI Sport 21.06.2026, 23:12








