Bagno di folla con la famiglia a Kitzbühel
Bagno di folla con la famiglia a Kitzbühel (Keystone)

I piedi d’oro si liberano degli scarponi

Feuz lascia il Circo Bianco col sorriso dopo aver vinto tutto

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

Di Luca Steens

Per un’ultima discesa ci siamo goduti la maestria sugli sci di Beat Feuz, capace ancora una volta di domare la Streif e giungere al traguardo con un tempo di tutto rispetto. Al di là di quanto detto dal cronometro, la pelle d’oca non è mancata e nemmeno l’emozione nel vedere uno dei più grandi sciatori rossocrociati della storia tagliare il traguardo in maniera definitiva. Lui col suo solito sorriso, noi con un po’ di magone nonostante un futuro che per lo sci svizzero si annuncia radioso, con Odermatt a guidare una squadra che sta dominando alla grande la classifica per nazioni, a suon non solo di piazzamenti ma anche di vittorie.

Perché di vedere sciare il 35enne bernese non ci saremmo mai annoiati, capace come forse nessun altro di gestire praticamente sempre ogni pista in un equilibrio armonico tra le possibilità fisiche e la voglia di attaccare, appoggiato su quelli che sono riconosciuti come i suoi gioielli, invidiati da tutti: i suoi due piedi d’oro. È grazie alla sua sensibilità nell’accarezzare sempre la neve che ha vinto tutto quello che c’era da vincere, dai titoli juniores fino all’oro olimpico e quello iridato, passando dalle libere più ambite (Kitzbühel e Wengen), da 59 podi (16 vittorie) in Coppa del Mondo e dalla classifica generale di specialità in discesa (vinta in 4 occasioni).

Uno stile di sciata al quale Feuz è stato anche un po’ costretto, da una parte per la sua struttura fisica non certo da marcantonio (173cm di altezza per 85kg), dall’altra per i problemi alle ginocchia che ne avevano messo a rischio la carriera dopo i successi ai Mondiali juniores. Due stagioni complete perse per la rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro e a un certo punto la paventata possibilità anche di dover amputare la parte inferiore dell’arto. Il bernese da tutto questo è uscito più forte ed è andato a scrivere la sua bella storia. Anche le favole però hanno una fine, ma non si scordano mai per un senso di gratitudine per quanto hanno mostrato e insegnato.

 
Condividi