dall'inviato a Lilla Marcello Ierace
Loro, i francesi, la Coppa Davis l’hanno già vinta. E non una, bensì nove volte. Certo, le prime sei risalgono al paleolitico della racchetta, quando il trofeo si chiamava ancora International Lawn Tennis Challenge e il cerchio di contendenti era una filino più ristretto. Nelle prime 26 edizioni, dal 1900 in poi, era di fatto una questione a tre, tra Stati Uniti, Regno Unito e Australasia (prima si chiamava così), sfruttando anche il sistema del Challenge Round, una sorta di sfida al campione tipo Coppa America di vela. Ma ad un certo punto tutto cambiò con l’arrivo dei Quattro Moschettieri: Jacques Brugnon, Henri Cochet, Jean Borotra e René Lacoste riuscirono per sei anni consecutivi (1927-1932) a spezzare quel dominio, battendo leggende come Bill Tilden e Fred Perry, arrivando anche in finale nel 1925, 1926 e nel 1933.
Ritiratisi i quattro fenomeni transalpini (ai quali è tra l'altro intitolato il trofeo del Roland Garros, appunto la Coupe des Mousquetaires), per altri 42 anni nessun’altra squadra riuscì più ad inserirsi nell’eterno duello tra australiani e americani. Fino al 1974 con la vittoria del Sudafrica, macchiata però dalla vergogna dell’apartheid, che indusse l’India, l’altra finalista, al ritiro per protesta.
Per arrivare all’altro momento d’oro del tennis francese, con tre Insalatiere vinte in cinque finali disputate, bisogna però fare un salto di quasi settant’anni, ovvero nel decennio 1991-2002. E qui i nomi sono quelli di Henri Leconte e Guy Forget nel 1991, capaci di avere la meglio sugli Stati Uniti di Agassi e Sampras. Di Arnaud Boetsch e Cedric Pioline, vittoriosi nel 1996 sulla Svezia di Edberg, Enqvist e Kulti. E infine fu la volta di Nicolas Escudé e Sebastien Grosjean, i quali violarono nel 2001 la Rod Laver Arena di Melbourne nonostante si trovassero di fronte Hewitt e Rafter.
Denominatore comune di questi trionfi: la squadra, il gruppo. Un’unione di singoli, spesso e volentieri sfavorita dalla classifica e dai valori effettivi, in grado però di ribaltare tutti i pronostici. A dimostrazione che i numeri, nudi e crudi, in un evento come la Coppa Davis contano in modo tremendamente relativo. Una situazione con cui – attenzione! – ci troviamo confrontati anche oggi. E per i colori rossocrociati la cosa non è proprio di buonissimo auspicio.









