dall’inviato Marcello Ierace
I cinque sensi si scatenano avvicinandosi al Palexpo di Ginevra. Il primo ad essere stimolato è l’olfatto con l’intenso profumo di formaggio che ti avvolge all’entrata con l’ormai mitico “Châlet à raclettes” che spesso e volentieri viene installato in questi appuntamenti sportivi. File interminabili anche a pochi minuti dall’inizio del primo singolare. Birra e vino bianco a fiumi, incuranti dei lunghi tempi dei match di Davis e del caldo torrido della sala ginevrina. Prevedesi digestione quantomeno difficile.
Il sole intenso di questi giorni acceca la vista che poi si concentra sulla clamorosa massa di gente che si accalca all’entrate. Il colore dominante è ovviamente il rosso (con croce bianca, ça va sans dire). L’azzurro è quasi inesistente: davvero limitata la presenza di tifosi italiani che generalmente si spostano volentieri, senza affatto temere le lunghe trasferte. Giochiamo in casa, su questo non c’è dubbio.
Sale la tensione e anche i decibel raggiungono picchi notevoli, il brusio si trasforma in breve tempo in boato. Bastano due nomi per fare tremare il Palexpo. Indovinate quali? E con il frastuono sale anche la temperatura della halle e scendono i primi rivoli di sudore. Parte l’inno e arriva anche la pelle d’oca. Si comincia.
Le immagini da Palexpo (12.09.2014)








