dall'inviato a Ginevra Marcello Ierace
Non certo l'ombra dell'ennesima sconfitta con Djokovic e l'amarezza di uno Slam che non si riesce più a vincere. Né tantomeno la pochezza - per tecnica e fascino - del prossimo avversario. Nulla riesce a scalfire un amore eterno, indissolubile, che neanche i Baci Perugina potrebbero raccontare. Per Roger Federer ci si accalca anche solo per vederlo allenarsi. Anche solo per vederlo. Al Palexpo di Ginevra, dove da venerdì andrà in scena uno scontatissimo playoff Svizzera-Olanda, la folla si è già presentata mercoledì pomeriggio riempendo un buon quarto di tribune per la prima sgambata del Rogerone nazionale in vista del primo (e forse ultimo per lui) singolare.
Almeno un paio di migliaia le persone presenti all'Arena che per l'occasione dovrebbe arrivare a contare 9'000 posti a sedere. E saranno tutti occupati, c'è da giurarci. Anche se si sa già come andrà a finire.
L'importante è esserci. Per ammirare la magnificenza del Re, per poter correre giù dalle gradinate e mettersi in fila, accalcandosi, e guardarlo da vicino, quando esce dal campo. Magari toccarlo, chissà. Non più semplice uomo, bensì divinità sportiva: Roger Federer.
Coppa Davis, l'allenamento della Svizzera








