Renato Regli legge e commenta il XV canto del Paradiso. Dal braccio destro della croce si muove uno degli spiriti luminosi: è Cacciaguida, trisavolo di Dante, e si rivolge a lui con lo stesso affetto con cui Anchise si rivolse a Enea nei Campi Elisi. Cacciaguida - sfogato l'ardore del proprio amore - abbassa il tono del suo linguaggio e ringrazia Dio per l'eccezionale privilegio concesso a un suo discendente. Egli è stato infatti progenitore di Dante, e colui che diede il nome alla casata degli Alighieri fu suo figlio. Cacciaguida parla della Firenze antica, quando entro la cerchia delle mura la cittadinanza viveva in pace e in sobrietà; narra poi di essere stato battezzato in San Giovanni e di aver avuto come fratelli Moronto ed Eliseo e come moglie una donna della valle del Po. Fu ucciso mentre partecipava alla crociata contro i Musulmani sotto l'imperatore Corrado III di Svevia, e meritò la beatitudine eterna.

Paradiso, canto XV

Renato Regli legge e commenta il XV canto del Paradiso. Dal braccio destro della croce si muove uno degli spiriti luminosi: è Cacciaguida, trisavolo di Dante, e si rivolge a lui con lo stesso affetto con cui Anchise si rivolse a Enea nei Campi Elisi. Cacciaguida - sfogato l'ardore del proprio amore - abbassa il tono del suo linguaggio e ringrazia Dio per l'eccezionale privilegio concesso a un suo discendente. Egli è stato infatti progenitore di Dante, e colui che diede il nome alla casata degli Alighieri fu suo figlio. Cacciaguida parla della Firenze antica, quando entro la cerchia delle mura la cittadinanza viveva in pace e in sobrietà; narra poi di essere stato battezzato in San Giovanni e di aver avuto come fratelli Moronto ed Eliseo e come moglie una donna della valle del Po. Fu ucciso mentre partecipava alla crociata contro i Musulmani sotto l'imperatore Corrado III di Svevia, e meritò la beatitudine eterna.

Paradiso, canto XV

Renato Regli legge e commenta il XV canto del Paradiso. Dal braccio destro della croce si muove uno degli spiriti luminosi: è Cacciaguida, trisavolo di Dante, e si rivolge a lui con lo stesso affetto con cui Anchise si rivolse a Enea nei Campi Elisi. Cacciaguida - sfogato l'ardore del proprio amore - abbassa il tono del suo linguaggio e ringrazia Dio per l'eccezionale privilegio concesso a un suo discendente. Egli è stato infatti progenitore di Dante, e colui che diede il nome alla casata degli Alighieri fu suo figlio. Cacciaguida parla della Firenze antica, quando entro la cerchia delle mura la cittadinanza viveva in pace e in sobrietà; narra poi di essere stato battezzato in San Giovanni e di aver avuto come fratelli Moronto ed Eliseo e come moglie una donna della valle del Po. Fu ucciso mentre partecipava alla crociata contro i Musulmani sotto l'imperatore Corrado III di Svevia, e meritò la beatitudine eterna.

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