Remo Beretta: un intellettuale da riscoprire

Le numerose collaborazioni con la Radiotelevisione della Svizzera italiana mostrano il legame stretto che lo scrittore e insegnante Remo Beretta nutre nei confronti del territorio e del tessuto sociale e culturale non solo della "sua" Valle di Blenio.

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

Tra i centenari del 2022, coevo quindi di Pasolini e Fenoglio, c’è quello di Remo Beretta (Leontica 20 febbraio 1922 - Lugano 25 luglio 2009), scrittore e intellettuale ticinese forse poco noto ai più (nulla fece egli stesso per ritagliarsi qualche celebrità: il suo riserbo fu proverbiale), ma per questo ancora più meritevole di essere riscoperto.

Autore di una serie di racconti pubblicati dapprima sulla rivista Cenobio, poi nel 1964 nella raccolta Sette Racconti (con lo pseudonimo Martino della Valle), di diverse traduzioni e saggi sulla letteratura e sull’arte, di un romanzo (I giorni e la morte) rimasto per decenni nel cassetto e uscito postumo nel 2015 (presso Dadò, cui si deve anche nel 2002 la ristampa dei Sette Racconti), Beretta ebbe, fino alla metà degli anni 1960, un'intensa attività pubblicistica di cui si trova significativa traccia negli Archivi RSI.

Quelli di seguito presentati sono interventi di Beretta risalenti agli anni 1950-1970 (altri, risalenti agli anni Quaranta e Cinquanta, pur attestati dal Radioprogramma, non si sono purtroppo rintracciati), e su Beretta, che attestano dell'interesse e della stima che Remo Beretta raccolse in vita (quella dell'artista Ubaldo Monico, di Giorgio e Giovanni Orelli o di studiosi che ne perpetuano fino a oggi la memoria: Gilberto Isella, Fabio Soldini).



Nella primavera del 1952 il "giovane scrittore" Remo Beretta è sollecitato sulla mostra biennale d'arte grafica Il bianco e il nero che si tiene a Lugano. Il suo contributo (uno scritto letto da un lettore), intitolato Moda e poesia a Villa Ciani, offre un bell'esempio della sua attività di critico e di polemista. Il servizio, curato da Eros Bellinelli, inizia con l'intervento dello storico Giuseppe Martinola, allora segretario della rassegna luganese, che ne illustra lo spirito: mostrare il meglio di quello che si fa, in Europa ma non solo, nell'ambito dell'incisione. Dopo l'opinione del pittore Carlo Cotti, di Eva Tea, storica dell'arte, e di Aldo Carpi, pure pittore, e un ritratto del premiato di questa seconda edizione, il pisano Giuseppe Viviani, tocca a Remo Beretta (attorno al quindicesimo minuto) esprimere un punto di vista più critico. Il testo, inedito, è un esempio dello stile asciutto ma anche pungente del Beretta critico d'arte engagé.

Moda e poesia a Villa Ciani
Moda e poesia a Villa Ciani Sosta alla Biennale - documentario, 1. giugno 1952
 

Remo Beretta fu insegnante in vari ordini di scuola, dalle scuole maggiori (nell'immagine è a Bidogno attorno all'anno 1946-47) al liceo (a Lugano). Alle esperienze scolastiche, oltre al vissuto famigliare, va fatto risalire l'interesse per la ricchezza espressiva dei bambini. Questo documentario di Eros Bellinelli, ricco di voci, in italiano e in francese, prende spunto da un libro di Etienne Chevalley (Miracles de l’enfance, pubblicato dalla Guilde du Livre a Losanna) che raccoglie scritti e disegni di bambini. Dopo l'autore, attorno al decimo minuto, è interpellato brevemente Beretta, in qualità di scrittore e "insegnante in una scuola di campagna". Beretta privilegia l'espressione verbale, mentre Piero Bianconi, al ventiquattresimo minuto, mette l'accento sull'espressione figurativa.

Il "Miracolo dei bambini" attraverso gli occhi di Beretta e Bianconi
Il "Miracolo dei bambini" attraverso gli occhi di Beretta e Bianconi Documentario, 9 dicembre 1952
 

Ecco un altro esempio di esercizio critico che Remo Beretta dedica a un suo conterraneo bleniese, il pittore Gualtiero Genoni (Wimbledon 1894 - Semione 1992). Il contributo, curato da Eros Bellinelli, inizia con una testimonianza di Genoni: venuto tardi alla pittura, ricorda un concorso scolastico vinto a sette anni, quando ancora viveva con la famiglia in Inghilterra. L'intervento di Beretta, al sesto minuto (questa volta il testo, che era apparso con qualche aggiunta anche nella stampa, è letto dallo stesso Beretta), è di fattura classica e rientra nei più tradizionali canoni della critica d'arte. Insieme ad altri suoi conterranei (primo tra tutti Ubaldo Monico, ma anche Giovanni Genucchi) Genoni fu artista stimato e caro a Beretta, che definisce la sua pittura "autentica", capace di suscitare "candido stupore".

La pittura "autentica" di Gualtiero Genoni
La pittura "autentica" di Gualtiero Genoni Arte svizzero-italiana, 7 aprile 1955
 

La tutela del paesaggio era già negli anni 1950 un tema caro a Remo Beretta, come dimostra il dibattito attorno all'edificazione del cinema-teatro Blenio di Acquarossa, progettato dall'architetto Giampiero Mina. In questa puntata di Orizzonti ticinesi sono raccolte diverse opinioni - da quella, lunga e articolata, dell'architetto Mina, a quella di un'anonima insegnante bleniese. Remo Beretta interviene attorno al sedicesimo minuto: un intervento spontaneo e "accorato" – così lo definisce il curatore della trasmissione, Mario Maspoli. Beretta critica il progetto non dal punto di vista architettonico o funzionale, ma da quello dell'inserimento nel paesaggio, di cui denuncia il lento e inesorabile degrado. Una precedente puntata della trasmissione aveva invece visto schierarsi in suo favore il fratello minore di Remo, Sandro, anch'egli scrittore. Il documento è di grande interesse non solo per la sua dimensione politica e civile, ma anche perché è l’unico nel quale Remo Beretta intervenga dal vivo e ci lascia quindi intravederne la persona.

Il cinema-teatro Blenio fa discutere
Il cinema-teatro Blenio fa discutere Orizzonti ticinesi, 19 giugno 1957
 

Nicolaj Gogol era uno degli autori più amati da Beretta. Questa lezione-saggio sul suo capolavoro Le anime morte comprende un'introduzione all'opera e diversi spezzoni di testo. Nel lungo (23 minuti) e denso testo introduttivo iniziale, prezioso inedito letto dallo stesso Beretta, vengono ritracciati la biografia dell'autore, il contesto storico e letterario, il soggetto e la gestazione dell’opera, che Beretta definisce "viaggio di fantasia". Un esercizio di per sé convenzionale che Beretta svolge però con uno stile tutto suo, procedendo per sprazzi, guizzi, evocazioni. L’occasione è data dal 125esimo della scomparsa di Nicolaj Gogol, autore che Beretta, come ben ricordano numerosi suoi ex studenti, evocava spesso anche durante le sue lezioni.

Una rilettura delle "Anime Morte"
Una rilettura delle "Anime Morte" Terza pagina, 23 febbraio 1977
 

Gli omaggi a Remo Beretta furono numerosi già prima della sua scomparsa. Qui la testimonianza di due figure centrali del panorama culturale della Svizzera italiana: Ubaldo Monico, che di Beretta era anche amico (nella foto Monico appare a sinistra, Beretta a destra), e Giorgio Orelli. L'occasione è offerta dai sessant'anni dei tre scrittori cui la trasmissione, curata da Claudio Mésoniat, è intitolata: Mario Agliati, Remo Beretta, Remo Fasani. La parte dedicata a Beretta inizia attorno al quattordicesimo minuto. L'incisore Ubaldo Monico ne ricorda la lunga frequentazione, il dialogare tra mondi espressivi (l'arte per Monico, la scrittura per Beretta), mentre Giorgio Orelli evoca il Beretta traduttore di poesia: "tra i migliori", afferma, portando a esempio le sue versioni di Catullo. Claudio Mésoniat non si limita a accompagnare i due ospiti, ma aggiunge il suo personale ricordo di Beretta insegnante.

Tre scrittori sessantenni: omaggio a Remo Beretta
Tre scrittori sessantenni: omaggio a Remo Beretta Almanacco, 19 febbraio 1982
 

I Sette racconti sono la prima opera di Remo Beretta. Usciti con lo pseudonimo Martino della Valle nel 1964, sono ristampati nel 2002 con una nota critica di Gilberto Isella per l'editore Dadò. Pur avendo un'ambientazione bleniese (la "valle" del nom de plume), Isella definisce la raccolta "assai poco ticinese", e ne rileva l’impronta sperimentale, identificandone le ascendenze letterarie in autori come Svevo, Gadda o, per gli aspetti stilistici, Antonio Pizzuto (molto amato da Beretta) e Nathalie Sarraute.

Gilberto Isella commenta i "Sette racconti" di Remo Beretta
Gilberto Isella commenta i "Sette racconti" di Remo Beretta Inserto, 4 marzo 2003
 

Remo Beretta muore il 25 luglio 2009. A ricordarlo, a ridosso del giorno della scomparsa, è chiamato Giovanni Orelli, che di Beretta è amico e collega al Liceo di Lugano. Intervistato da Anna Pianezzola, Orelli definisce Beretta "uno degli scrittori più importanti della Svizzera italiana". Ricorda il Beretta uomo, "pessimista, come l’amico Ubaldo Monico" e il lavoro (confluito in una pubblicazione comune) di traduzione di testi classici in dialetto (quello di Leontica per Beretta, quello di Bedretto per Orelli), offrendo (in voce) una lettura di una versione di Beretta di una poesia di Emily Dickinson.

Ricordo dello scrittore Remo Beretta
Ricordo dello scrittore Remo Beretta Cultura settimanale, 27 luglio 2009
 

La trasmissione Occhio critico, dedicata all'arte figurativa, segnala l’uscita, presso l’editore e stampatore Giorgio Upiglio di Milano, di una cartella con tre testi inediti in prosa (risalenti al 1964) di Remo Beretta per tre litografie di Massimo Cavalli. La rubrica si limita a mostrare le immagini a colori delle litografie. La segnalazione, seppur molto breve, ha però il merito di ricordare il rapporto di amicizia che legava Beretta anche a questo importante artista.

Beretta e Cavalli: tra prosa e litografia

Beretta e Cavalli: tra prosa e litografia

Occhio critico - Informazione d'arte, 4 gennaio 1977

 

 

Michele Fazioli menziona, in chiusura della sua rubrica di segnalazioni librarie, la ristampa presso Dadò dei Sette Racconti.  La presentazione è molto sintetica ed efficace. I toni sono elogiativi, anche Fazioli definisce Beretta "scrittore non sufficientemente noto".

I "Sette racconti" di Martino della Valle

I "Sette racconti" di Martino della Valle

Il Quotidiano, 16 novembre 2002

 

I giorni e la morte è l’unico romanzo autobiografico di Remo Beretta che giunge a noi, a mezzo secolo dal dramma che lo ha ispirato: la malattia e la morte del fratello Sandro, scrittore di grande pregio, morto appena trentaquattrenne nel 1960. Il romanzo esce postumo, per le edizioni Dadò nel 2015. Nel servizio, curato da Cristina Savi, intervengono Fabio Soldini, autore del saggio introduttivo al romanzo, oltre che amico ed ex collega di Beretta, e Claudio Mésoniat, che qui appare, sui gradini del Liceo di Lugano, nelle vesti di ex allievo.

Si ringrazia la famiglia di Remo Beretta che ci ha fornito immagini e informazioni preziose.

Luisa Orelli
Condividi