Perché riteniamo che l’hbbtv sia la tecnologia giusta per unire broadcast (BC) e broadband (BB)?
Per rispondere dobbiamo fermarci e pensare un attimo alla natura dei cambiamenti in atto. Il mondo dell'audiovisivo è in piena trasformazione. Pensiamo alle abitudini che stanno prendendo piede: ad esempio l’utilizzo, spesso simultaneo ed inconsapevole, che facciamo della molteplicità di apparecchi e dispositivi di cui ci circondiamo. Se fino a poco tempo fa i dispositivi vivevano separati dal canale principale TV (anche nelle abitudini), oggi tendiamo ad unirli. All’esperienza prettamente televisiva – dove ci sono un BC che distribuisce contenuti in modalità push da una parte, e un pubblico interessato ma non attivo che li fruisce dall’altra – si affianca quella più tipica del web, proposta in modalità pull: caratterizzata cioè dall’interazione e mossa da ritmi e bisogni di natura più individuale. Siamo cioè in piena cross-medialità BC - BB.
Ebbene, l’hbbtv permette il matrimonio tra questi due mondi. Per esempio, ciò che viene creato con le APP per i mobile o i diversi dispositivi potrebbe essere oggi riproposto senza problemi anche sullo schermo TV.
In sintesi, l’hbbtv è la risposta a medio-lungo termine al cambiamento del mercato televisivo. È la possibilità di combinare prodotti lineari con l’on demand, valorizzare l’esperienza dell’utente, rafforzare il proprio brand, avere il controllo e l’autonomia nella distribuzione dei contenuti e assicurarsi la fidelizzazione del pubblico senza intermediari o piattaforme ulteriori. Senza, aspetto non trascurabile, alcun costo aggiuntivo, viste le sinergie possibili lungo la catena di produzione.
Da quanto esiste lo standard e che diffusione ha raggiunto?
Una diffusione paneuropea, iniziata nel 2010 e che oggi ha raggiunto anche altri continenti. Oggi oltre 60 emittenti in tutta Europa supportano l’hbbtv per combinare Tv e internet nella massima autonomia. La SSR, che peraltro fa parte del Consorzio che lo perfeziona e lo sviluppa, è fra queste, ed ha saputo compiere in modo lungimirante già da diversi anni questa scelta sulla scia di altri esempi illustri (quali ARD, ZDF, FranceTV, BBC ecc.). Una scelta che oggi appare a tutti i BC come quella vincente, se si vuole distribuire la propria offerta non solo via etere ma anche nel mondo IP. Ne è prova il fatto che da relativamente poco tempo anche i tradizionali competitor di RSI (in primis Rai, Mediaset e La7), fra i soli o quasi in Europa ad esserne rimasti fuori, hanno deciso di adottarlo a partire dal 2017.
Vantaggi e svantaggi?
Dal punto di vista della creazione di contenuti, vedo solo vantaggi. Con un semplice click sul bottone rosso si può (e sempre più si potrà) accedere ad un’infinità di servizi. Video e Audio on Demand (si pensi alle mediateche o all’apertura degli archivi), applicazioni per la Meteo, Ricette, News ecc…. Ma anche la possibilità per il pubblico di votare in tempo reale partecipando a trasmissioni live di vario genere; la guida elettronica dei programmi (EPG) con raccomandazioni, ricerche tematiche e anteprime; l’accesso ai social network; i giochi. E altro ancora, compreso un grande potenziale nella pubblicità, con la possibilità, durante la diffusione TV di uno spot di configurare o acquistare online (via codice QR o numero di telefono) un prodotto, che può essere un caffè o un’automobile, un prodotto assicurativo oppure ancora un hamburger da ordinare e farsi portare a casa.
Tra gli svantaggi: oggi ci sono ancora limiti legati alla disponibilità e alla difficoltà da parte dei distributori e degli operatori di mutuare l’offerta RSI+ sui loro segnali, e alla regolamentazione dell’obbligo di diffonderli. Certo l’avvento di Swisscom 2.0 ha dato un segnale molto positivo (con le sue 30’000 utenze raggiunte nella Svizzera italiana), ma è solo un primo passo, per quanto importante. Oltre a questi aspetti di ordine strategico e politico, restano poi alcune zone d’ombra legate alla regolamentazione giuridica dei diritti di diffusione per il nuovo vettore, non sempre omologabile al web dal punto di vista contrattuale.
Qualche esempio concreto di applicazione hbbtv sul mercato che forse potremmo adattare?
Fra i molti interessanti vorrei citarne due entrambi prodotti da France Télévision, l’uno legato ad un evento sportivo e l’altro ad un programma d’attualità diffuso in TV.
Il primo, concepita per arricchire la visione del torneo del Roland Garros, offre la possibilità agli spettatori durante la diretta di accedere a tutta una serie di contenuti extra: risultati, statistiche, biografie dei tennisti, classifiche nei diversi tornei e palmares, accesso ad altri match in simultanea, scelta di inquadrature diverse e tabelloni dei prossimi incontri.
L’altro è rappresentata da “C dans l’air” di FTV5, un magazine di attualità BC con ospiti in studio che grazie a un’applicazione hbbtv permette di rivedere le ultime cinque puntate con tutti i servizi interattivi associati, partecipare al tema del giorno, accedere ai risultati dei voti dei telespettatori in tempo reale, porre domande in diretta al conduttore e agli inviati e condividerle sui social, saperne di più sul tema trattato, scoprire biografie degli invitati e ritrovare i libri associati al temi. E tutto con il telecomando.
Da quanto dici si deduce che il futuro della TV dipenderà molto anche dal successo su hbbtv. È così?
Direi di sì, anche se tocchi un tema molto controverso su cui si dice di tutto e di più. Il futuro prossimo della TV, ripeto, passa proprio per la coniugazione di trasmissioni tradizionali e on demand. Al di là delle previsioni più catastrofiche, la centralità dello schermo TV andrà rafforzandosi. La TV sarà (anzi, lo è già) al centro di una galassia multimediale che catalizza lo spettatore – e i dati sulle ore di consumo giornaliero lo confermano in tutti i Paesi. A cambiare sarà l’approccio: si passerà dallo zapping al portale TV, dal palinsesto ad orari fissi ad un catalogo di prodotti fra cui scegliere. Di fatto, il futuro della TV è oggi.
Quali sono le aspettative del pubblico?
Non è un azzardo dire che il pubblico è già pronto. Perché la rete gli è a tal punto familiare che ritrovarselo in questa nuova veste non può che apparire come un’operazione se non ovvia, perlomeno attesa (soprattutto per i nativi digitali). L’assioma secondo cui la TV tradizionale può orientare l’offerta sta in effetti vacillando. Ma se daremo la possibilità al pubblico di essere attore, di scegliere, di godere dell’interattività e di nuovi prodotti e servizi, la TV catalizzerà ancora a lungo l’attenzione della stragrande maggioranza degli spettatori. Poi sta a noi, in quanto servizio pubblico, anche grazie ai nuovi mezzi a mediare
Qual è il potenziale di miglioramento dell’offerta?
Ci sarà senz’altro il passaggio alla piattaforma 2.0, verosimilmente nel 2017, che rappresenterà un ulteriore passo avanti in termini di convergenza. Il 2.0 permetterà ai televisori di avere interfacce utente sempre più moderne, capaci di integrare ancora meglio le trasmissioni TV con contenuti web, ma soprattutto di connettersi. Parole d’ordine: interattività, socialità ed una dimensione emozionale e più partecipativa all’esperienza televisiva. Mi ripeto: una nuova user experience amplificata dove i contenuti sono al centro delle scelte secondo tempi e modalità rinnovate.
Parte di tutto ciò lo abbiamo già sperimentato quando, in occasione delle Olimpiadi di Sochi e degli ultimi Mondiali di calcio, su RSI+ abbiamo trasmesso fino ad otto dirette supplementari. Per dare al pubblico la possibilità di restare comodamente davanti alla TV e di scegliere tra le partite giocate in contemporanea. Estendere, dal punto di vista del pubblico vuol dire quindi arricchire e permettere una personalizzazione della esperienza televisiva.
La novità è che il televisore potrà riconoscere lo spettatore.
In che senso?
Ci sono applicazioni in grado di formulare raccomandazioni sui programmi da guardare, rivolte a singoli individui o a gruppi di telespettatori, abbinandole a tecnologie di riconoscimento vocale, dei volti e dei gesti. Uno spettatore che ha già caricato il proprio profilo nel televisore e che entra in salotto pronunciando la parola "Complimenti", viene riconosciuto dal dispositivo che suggerisce programmi consigliati in base alle sue preferenze. Se poi arriva una seconda persona, il televisore elaborerà le cosiddette raccomandazioni "di gruppo". Siamo di fronte a soluzioni davvero innovative e potenzialmente molto gradite al pubblico.
Ma torniamo, per concludere, a RSI+: quali sono le attività in corso?
Al momento si sta lavorando per migliorare i flussi sullo streaming, le performance e la stabilità, ma anche per arricchire l’offerta nel suo insieme. Abbiamo appena lanciato una nuova applicazione RSI tutta dedicata al Benessere e, a livello nazionale, sta per partire una applicazione “Sport” più dinamica (con live, voting, catch up, teletext, risultati e altro). Entro l’anno seguiranno sulle Elezioni federali, sul Traffico e sulla Borsa. E per noi in RSI anche sperimentazioni in ottica VPD.
Per conoscere meglio l’offerta RSI+: www.rsi.ch/rsiplus
