Fabio Capello ha vissuto i Mondiali da allenatore nel 2010 in Sudafrica, una rassegna negativa per la sua Inghilterra ma condizionata da un grande “What If”: il (non)gol di Lampard visto da mezzo mondo meno che dall’arbitro e dagli assistenti. ”Mi è rimasto ancora sul groppone, quella rete avrebbe cambiato sicuramente l’esito finale perché la Germania era inesperta e una rimonta dal 2-0 al 2-2 nel primo tempo li avrebbe impauriti”, ha dichiarato il mister a LARMANDILLO.
Nella seconda puntata a lui dedicata, il 79enne ha passato in rassegna le edizioni dal 1998 al 2022. Capello non è un tipo alla Jacquet: “Penso che le riunioni con i giocatori siano una cosa sacra, un’intromissione dei giornalisti nello spogliatoio l’avrei vista con pessimo occhio”. Tecnologia-video che invece approva per evitare situazioni spiacevoli come l’arbitraggio di Italia-Corea del Sud nel 2002. Per lui “non era un match credibile, partite del genere mi portano a essere a favore del VAR”.
Nel 2006 invece si soprese della testata di Zidane: “Più la rivedo, più non riesco a interpretarla. Da un giocatore del genere poi, con quella classe. Zizou faceva gol con qualsiasi parte del corpo. Ancora più difficile da comprendere fu il Mineirazo del Brasile contro la Germania (2014) invece: “Un evento impensabile: la pressione li ha schiacciati e non sono riusciti nemmeno a fare le cose elementari”. A rubargli l’occhio nel 2018 e nel 2022 è stato Mbappé: “È quel classico giocatore che non ti permette mai durante i 90’ minuti di rilassarti”.

I leggendari Mondiali 1998-2022 - Fabio Capello
RSI LARMANDILLO 08.06.2026, 16:58
