A quarant’anni dall’esplosione del reattore, Chernobyl continua a evocare l’idea di una ferita irreparabile. Eppure, là dove l’uomo è scomparso, le piante hanno ripreso spazio, disegnando una sorprendente rinascita verde e gli animali sono tornati a vivere. La zona di esclusione di Chernobyl (circa 2600-3000 km²) si è trasformata, in un inaspettato rifugio per la biodiversità, prosperando grazie all’assenza di attività umane.
Questo paradosso interroga il nostro rapporto con la natura e la capacità della vita di adattarsi anche nelle condizioni più estreme. Alessandra Bonzi ne ha parlato con Stefano Mancuso, botanico e neurobiologo vegetale, tra i massimi studiosi dell’intelligenza delle piante.
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