Politico, drammaturgo, saggista e poeta, Vàclav Havel è stata una figura carismatica della dissidenza. Dopo la Primavera di Praga cominciò una intensa attività politica, che lo portò a fondare Charta 77; fu più volte sottoposto dalle autorità sovietiche a provvedimenti restrittivi. La sua dissidenza gli costò cinque anni di carcere. Leader della Rivoluzione di Velluto nel dicembre dell’ 89, Havel fu eletto presidente della Cecoslovacchia. Poi dopo la dichiarazione di indipendenza della Slovacchia, fu nominato presidente della Repubblica ceca nel 1993. Una vita caratterizzata da un grande impegno, civile, sociale e politico dove la letteratura ha avuto un ruolo chiave. Ad “Alphaville” ne abbiamo parlato con Annalisa Cosentino, docente di Lingua e letteratura ceca e slovacca alla Sapienza Università di Roma, dove pure coordina il dottorato di ricerca internazionale in Studi germanici e slavi.
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