Siamo di fronte a un paradosso, su cui Zygmunt Baumann già lanciava un segnale di allarme: i popoli della fetta di mondo più sicura sono sempre più afflitti da insicurezza, ansia e paura per le guerre in corso, la crisi ambientale e l’economia. Ma come sono mutate negli ultimi decenni le paure collettive in Europa? E cosa rivelano della nostra società, da una parte iperconnessa e dall’altra sempre più individualista? I sondaggi demoscopici e la ricerca psico-sociale evidenziano, da una parte, che gli Europei sono sempre più preoccupati a causa delle grandi tensioni internazionali ma che, dall’altra, questa paura fatica a tramutarsi in coscienza collettiva e azione pubblico-politica.
Proviamo a delineare una sociologia della paura in Europa con Massimiliano Panarari, professore di sociologia della comunicazione e delegato alla comunicazione dell’Università di Modena e Reggio Emilia, e con Massimo Cerulo, sociologo delle emozioni, professore di sociologia all’Università di Napoli Federico II e ricercatore presso il CNRS della Sorbona di Parigi.
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