L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello. Oppure Risvegli, libro adattato anche in film con Robert De Niro e Robin Williams, che racconta del risveglio di pazienti rimasti in coma o catatonici per decenni a causa di un’epidemia di encefalite. Sono due dei libri più celebri del neurologo britannico - ma statunitense d’adozione - Oliver Sacks il più famoso neurologo-scrittore, precursore della cosiddetta medicina narrativa e dell’approccio medical humanities, che traspose nei suoi libri le storie dei suoi pazienti, rendendo visibili le persone dietro alle malattie.
Proprio Risvegli e L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello sono finiti nel mirino di un’inchiesta del New Yorker, appena tradotta da Internazionale, della giornalista e saggista Rachel Aviv che evidenzia come talvolta Sacks abbia “abbellito” o “modificato” i casi clinici raccontati nei due libri, attribuendo ai suoi personaggi sintomi, guarigioni, episodi mai successi nella realtà. Quali i rischi di queste operazioni? Il contributo di Sacks alla medicina e alla conoscenza della mente e della coscienza umana rimane valido? Lo abbiamo chiesto alla giornalista e divulgatrice scientifica Agnese Codignola e al neuroscienziato e scrittore Giorgio Vallortigara.
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