Domenica in scena

Il grigio

Racconto teatrale in due atti di Giorgio Gaber e Sandro Luporini

  • 30 dicembre 2018, 18:35
gaber, Signor G.

DOMENICA IN SCENA
Domenica 30 dicembre e martedì 1. gennaio alle 17:35

Con Carlo Cialdo Capelli (sintetizzatori) e Corrado Sezzi (percussioni)
Musiche di scena: Carlo Cialdo Capelli
Interpretazione e Regia di Giorgio Gaber
Registrato al Teatro Genovese di Genova il 6,7,8, 9 aprile 1989.

Chi ha seguito il lavoro di Giorgio Gaber e Sandro Luporini avrà certamente notato una graduale trasformazione che li ha portati, negli anni, a privilegiare sempre di più un linguaggio teatrale. Questo avvicinamento progressivo dalla canzone all’opera di prosa vera e propria trova nello spettacolo Il Grigio dei due autori il suo compimento.

Il Grigio, non si sa bene se allegoricamente riferito alla nostra epoca o al soprannome di un personaggio, è chiaramente una commedia senza canzoni con Giorgio Gaber sempre più attore, che si immerge nel ruolo del protagonista, seguendolo con precisione in un unico racconto tra sogno e realtà quotidiana.
È la storia di un uomo normale che a un certo punto della sua vita sente il bisogno di allontanarsi da tutto, afflitto forse da disagi più personali che sociali. Si ritira in una casetta poco lontana dalla città per essere più tranquillo a concentrarsi meglio sul lavoro. Purtroppo, la sua solitudine viene ben presto minacciata da una presenza all’inizio misteriosa, che poi si rivelerà essere, almeno per lui, un normalissimo topo. Prende i soliti consueti provvedimenti per eliminarlo, ma si accorge che il suo avversario è più astuto di quanto si aspettasse. Piano piano il fantomatico e forse presunto nemico entra nella sua vita fino a coinvolgerlo completamente. Il topo diventa l’elemento scatenante che gli rimescola dentro tutti i dubbi, le contraddizioni, i punti oscuri della sua vita. Ma la voglia di esistere, sempre più presente tra le righe del testo e nella forza interpretativa dell’attore Giorgio Gaber, rivela un’energia interiore quasi inconscia. Insomma, l’uomo, anche suo malgrado, vuole vivere.

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