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Il silenzio è d'oro (anche per il cervello)

di Clara Caverzasio

Amiamo il silenzio per quello che non fa: non ci dà fastidio, non ci sveglia, non ci stressa, non ci reca danno insomma. Ed è interessante notare che la parola inglese per rumore, noise, deriva dalla parola latina nausia, ovvero "disgusto o nausea", e/o dalla parola noxia, che significa "male, danno, lesione". Ma quello che il silenzio fa per il nostro organismo e il nostro cervello è ancora più importante: e a dirlo non sono ormai solo le filosofie e religioni orientali che da secoli si servono della tecnica del silenzio soprattutto ‘interiore’, indotta da stati di meditazione, come un fattore attivo che genera benessere al corpo e alla mente, ma anche la scienza, e in particolar modo le neuroscienze, i cui recenti studi sugli effetti del silenzio sul nostro cervello e sul nostro organismo sono davvero sorprendenti.

E proprio per indagare quell’insieme di fenomeni psicofisiologici che lega il funzionamento del nostro cervello ai processi cognitivi e ai comportamenti messi in atto quando rimaniamo in silenzio, è stata organizzata la prima conferenza internazionale sulla "Neurofisiologia del silenzio”, promossa dall’ Istituto di Ricerca di Neuroscienze, Educazione e Didattica (RINED) della Fondazione Patrizio Paoletti, in collaborazione con la Sapienza Università di Roma e l'Haifa University, che si è svolta a fine luglio nei pressi di Assisi.  Neuroscienziati, filosofi, psicologi, medici, matematici, esperti di meditazione... hanno esplorato il tema del silenzio con un approccio multidisciplinare. Nel Giardino di oggi sentiremo i neuroscienziati Moshe Bar, direttore del Gonda Multidisiplinary Brain Research Center presso l'Università di Bar-Ilan DI Tel Aviv dove dirige anche il Cognitive Neuroscience Laboratory e Tal Dotan Ben-Soussan Direttrice dell’Istituto di Ricerca di Neuroscienze, Educazione e Didattica (RINED) della Fondazione Patrizio Paoletti; il medico, Marina Risi,  Specialista in Ostetricia e Ginecologia, Agopuntore, Esperta in Medicina Integrata e Medicina di Genere e per 10 anni vice-presidente della società italiana di PNEI  PsicoNeuroEndocrinoImmunologia; e il promotore dell’evento Patrizio Paoletti della omonima Fondazione.

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