Valanga (iStock)

Le valanghe del futuro

di Matteo Martelli

In Svizzera, come nel resto dell'arco alpino, la gestione del rischio valanghe è una necessità di sopravvivenza. Eventi catastrofici avvenuti nel corso dei secoli hanno portato gli abitanti che popolano le montagne a correre ai ripari, migliorando di continuo le opere di protezione grazie a strumenti tecnologici sempre più precisi. Un bagaglio di conoscenze sulla prevenzione del rischio che è ormai parte dell'identità culturale alpina, a cui di recente è stato riconosciuto il titolo di patrimonio culturale immateriale dell'UNESCO.

All'orizzonte, però, si prospetta una nuova sfida epocale per gli esperti: il cambiamento climatico. In che modo inverni più caldi influiranno sul rischio valanghe? Assisteremo a dinamiche e modalità di distaccamento della neve finora sconosciute? Muoversi in montagna, sarà più pericoloso?

Ad aiutarci a rispondere a queste domande, saranno Filippo Genucchi, responsabile della sicurezza invernale sul passo del Lucomagno, e Betty Sovilla, collaboratrice scientifica dell'Istituto Federale per lo studio della neve e delle valanghe di Davos.

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