Uno, nessuno, centomila… volti

Dal cervello alla Rete, riconoscere un volto e l’immagine di sé; di Fabio Meliciani

Fra selfie e videochiamate, di questi tempi, l’immagine del nostro volto si riflette ovunque, e per tanti è addirittura un’ossessione, soprattutto se si è giovani e alla ricerca di un’identità, come nell’antico mito di Narciso. Ma cosa ci permette di riconoscere un volto? Soprattutto un volto familiare? E perché per alcuni può diventare così difficile? Di volti, meccanismi cerebrali e sindromi da selfie, parleremo nel “Giardino di Albert” con Maria Ida Gobbini, neuroscienziata dell’Università di Bologna, che proprio ai meccanismi cerebrali del riconoscimento dei volti ha dedicato gran parte della sua attività di ricerca, e con Antonio Nizzoli, filosofo e docente di comunicazione mediatica all’Università Vita-Salute San Raffaele, autore del libro, pubblicato da Mondadori a fine 2021, “Narcisi nelle rete, l’immagine di sé nell’epoca dell’immagine”. Mai come in questi ultimi anni, siamo stati esposti all’immagine del nostro volto: Facebook, il primo e ancora più usato social media al mondo, è un enorme database di volti e immagini di milioni di narcisi nella rete… per dirla con Antonio Nizzoli. Da queste suggestioni partiremo per un viaggio che ci porterà dall’Antica Grecia del mito di Narciso al Metaverso dell’avatar di Zuckerberg.