Herbert Schuch
La Recensione

“Berlin 1923”

Il curioso disco del pianista Herbert Schuch

  • 08.03.2024
  • 24 min
  • Giordano Montecchi
  • Imago Images
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C’è davvero un curioso incrocio o andirivieni di itinerari musicali ed esistenziali in questo disco della WDR intitolato Berlin 1923, nel quale il pianista Herbert Schuch interpreta il primo Concerto di Beethoven e il Concerto per pianoforte e piccola orchestra op. 43 di Erwin Schulhoff, composto per l’appunto in quell’anno, giusto un secolo prima di quando l’album è stato registrato. A completare il programma, curiosamente, c’è, ultima traccia, la ripetizione del primo movimento di Beethoven eseguito per intero ma con la cadenza composta dallo stesso Schulhoff. E questo è un primo “incrocio”. Ma colpisce anche un altro fatto, Herbert Schuch, nato a Timişoara Romania, ed è approdato a dieci anni in Germania, a seguito del trasferimento della famiglia. Analoga, in parte, anche la vicenda di Erwin Schulhoff, praghese, che finì a studiare a Vienna, quindi a Lipsia e Colonia.
Dunque un disco tutto tedesco? Tutt’altro. Perché se Herbert Schuch con l’orchestra del Westdeutsche Rundfunk diretta dal taiwanese Tung-Chieh Chuang offrono un’ottimo Beethoven, l’interesse dell’album si incentra soprattutto sul tanto affascinante quanto trascurato Concerto di Schulhoff che verrebbe da definire, con un giudizio di certo avventato, il meno tedesco fra i concerti per pianoforte “germanofoni”, per così dire. Con un’apertura che profuma irresistibilmente di impressionismo francese, e una conclusione “alla Jazz” (una delle primissime apparizioni, se non la prima in assoluto, di questo termine in una composizione orchestrale europea) che, con la sua ritmicità scatenata, ruota di colpo il timone in direzione Est, verso l’Europa danubiana o slava.

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