Musica nell’Italia fascista è la nuova edizione di un saggio fondamentale a firma di Harvey Sachs, uscito in italiano nel 1995 col titolo Musica e regime. Diciamo subito che i contenuti del libro sono praticamente gli stessi. Solo alcuni piccoli errori sono stati corretti, come si legge nella nuova introduzione. Pur non trattandosi dunque di una novità editoriale in senso stretto, ma di una “quasi” ristampa, riteniamo utile sottoporre agli ascoltatori i temi portanti di una certosina ricerca che ha dato un impulso importante alla storiografia sul fascismo e la musica sul piano sociale, politico e organizzativo. Un tema, questo, cresciuto a dismisura negli ultimi decenni grazie a contributi di storici, musicologi e sociologi non solo italiani, naturalmente, di cui dà conto una preziosa appendice bibliografica a cura di Benedetta Zucconi. È più che mai urgente – non solo informativo - andarsi a rileggere quello che lo storico e biografo americano scriveva quarant’anni fa, alla luce di corsi e ricorsi con cui l’attualità del momento ci obbliga a confrontarci. Nel ripensare alla Germania di Hitler, all’Italia di Mussolini, all’Unione Sovietica di Stalin, Sachs ha “l’impressione che stiamo tornando lì, almeno nel paese che si erge come modello di libertà e democrazia” e chiude la sua introduzione con la speranza che fra altri quarant’anni qualche giovane storico non debba scrivere Music in Fascist America e/o in altri paesi ancora.
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