Secoli fa, per un giovane musicista votato alla composizione, nascere in Germania, Austria, Italia, Francia, era di fatto un privilegio che indubbiamente facilitava l’ascesa allo status di “grande” (o quantomeno “celebre”) compositore. Esisteva un centro e attorno ad esso le periferie. Oggi le cose sono cambiate completamente e moltissimi sono i paesi d’Europa e di oltre Oceano che possono vantarsi di aver donato al mondo grandi compositori. Una fra le nazioni più fertili in questo senso è sicuramente la Polonia che nel XX secolo vanta figure del calibro di Karol Szymanowski, Witold Lutosławski, Krzysztof Penderecki e Henryk Górecki. Grandi autori, indubbiamente, soggetti però come sempre e come tutti, ai capricci della sorte. Karol Szymanowski è indubbiamente uno dei grandi di quella “generazione dell’80” che, preceduta solo di poco da Schönberg e Ravel, ha rivoluzionato la musica europea, con Stravinsky, Bartok, Berg, Webern e, a far da comprimari, gli italiani come Respighi, Casella, Malipiero. Per varie ragioni Szymanowski è fra questi quello che forse ha sofferto di più gli alti e bassi della fortuna, indossando per parecchi anni dopo la sua scomparsa i panni del compositore semi-dimenticato. Parliamo di lui in occasione di un recente album uscito per la Rubicon Classics che offre uno sguardo molto suggestivo sulla sua produzione matura, con la Sinfonia Concertante op. 60 per pf e orchestra e una selezione delle Mazurke per pianoforte op. 50. Interpreti sono il pianista Szimon Nehring e Marin Alsop, l’allieva prediletta di Leonard Bernstein, sul podio dell’Orchestra Sinfonica della Radio Nazionale Polacca.
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