Lucinda Williams è una cantante e autrice (e chitarrista) statunitense, nata nel 1952 in Louisiana e affermatasi a partire dal Texas negli anni Settanta, e poi negli stati del Sud e delle grandi pianure centrali, quelle del Dust Bowl cantato da Woody Guthrie. Fin dall’inizio della sua lunga carriera è stata accolta come rappresentante della musica country, una categoria che fu ufficializzata negli USA solo nel 1949 ma che era già riconosciuta da tempo come punto di incontro di diverse tradizioni rurali della musica nordamericana (prima la chiamavano hillbilly). Ma Lucinda Williams non era (e non è) centrale nel mondo country quanto altre figure di quella galassia: se è vero che i generi musicali non hanno veri confini e sfumano gradatamente verso altri, come le nuvole, è altrettanto vero che tendono ad avere un centro, e che certi artisti sono più esemplari, altri meno.
Di solito l’appartenenza a un genere in una posizione non centrale viene risolta creando dei sottogeneri, oppure sconvolgendo l’intero sistema delle categorie musicali: country rock, folk rock, alternative country, eccetera, sono esempi del primo caso, “Americana” è l’esempio migliore del secondo. Il termine “Americana” come etichetta di genere ha cominciato a circolare negli anni Novanta, anche se – come succede spesso nella storia della musica – è stato sempre più spesso applicato retrospettivamente, attribuendolo ad artisti e musiche di molti decenni prima (come è avvenuto, ad esempio, per “musica barocca” o “canzone d’autore”). Oggi ci si trova un po’ di tutto, dal folk al country (naturalmente), dal rock ai singer-songwriters, con qualche tentativo politically correct di includervi anche il rhythm and blues e la musica soul, purché sia in primo piano il concetto (vago) di un ethos “americano”, e purché il sound sia – in fin dei conti – un impasto simile al country elettrificato. E dunque sì, nel contesto del genere “Americana” Lucinda Williams è una figura centrale, paradigmatica.
Le connotazioni e le contraddizioni politiche dell’uso di questo termine sono numerose, a partire dalla scelta arrogante di appropriarsi del nome di un intero continente per designare una sola nazione (ma negli USA questo si fa da sempre, suscitando l’irritazione dei latinoamericani, e anche dei canadesi). Ecco perché essere una rappresentante canonica del genere di musica “Americana” nell’epoca attuale (della presidenza Trump) fa di Lucinda Williams un’artista di opposizione senza bisogno di esplicitarlo, una figura che carica su di sé tutti quei valori che sembravano consolidati e che appaiono ora dimenticati, spariti. Il mondo che va a rotoli, World’s Gone Wrong. È un titolo appropriato per il sedicesimo album in studio di Lucinda Williams, e un concetto articolato variamente in molte delle canzoni. Una voce che cerca di non apparire stanca nel ripetere la propria amarezza, un sound pulito e slabbrato allo stesso tempo, di musicisti che sanno il fatto loro. Registrato a Nashville, la patria del country.
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