L’idea di stare andando verso un mondo dove regnasse finalmente una fratellanza universale. Questa era, con tutta la sua naïveté, e fatta la tara del marketing onnipresente, l’idea di fondo dei tanti esempi di cross-over transculturale, “contaminazione” come si suol dire con una parola orribile, world music, global sound, ecc. che, nel corso degli ultimi decenni, hanno coinvolto ogni genere di musica. Così ci sono passati davanti i vari Afro-Bach, Mozart l’Egiziano, oltre agli innumerevoli arrangiamenti jazz o rock di celebri pagine classiche. A volte geniali. Ma molto più spesso assolutamente no. Via via però questa ebbrezza del meticciato musicale sembra essersi poco a poco placata. Per questo, dopo Bach eseguito sulla kora, o Mozart intonato sul rebab, “Pur ti miro”, un album pubblicato recentemente da ECM, a un primo sguardo, ha un che di “fuori moda”. Solo di primo acchito però. Un trio che esegue musiche di Vivaldi, Bach, Monteverdi e tradizionali e che comprende il contrabbasso di Janne Saksala, la viola di Martin Stegner (entrambi membri del Berliner Philharmoniker) e uno strumento cinese, anzi un illustre strumento cinese, che vanta qualcosa come 3000 anni di storia: lo sheng, affidato qui alla maestria di Wu Wei uno dei massimi interpreti di questo strumento straordinario. Si tratta di un “organo a bocca”, così viene definito, che nelle versioni moderne copre un’estensione cromatica di quasi tre ottave, cioè come ogni altro strumento a fiato occidentale. Ma c’è un particolare: lo sheng è uno strumento polifonico e può eseguire accordi fino a sei note.
Due cose colpiscono soprattutto in questo album: la bontà dell’interpretazione e la naturalezza sorprendente con cui lo sheng si integra timbricamente e armonicamente in questo repertorio barocco. Non una traccia di esotismo, fortunatamente, ma una musicalità del tutto speciale e affascinante.
Quanto all’idea della fratellanza universale, quella è svanita da un pezzo ormai.
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