Non possono certo dirsi delle rarità, ma i due brani di altrettanti compositori raccolti in questo album dell’Harmonia Mundi uscito nel novembre scorso, di sicuro non sono molto familiari agli appassionati e al pubblico dei concerti. I due compositori in questione sono Benjamin Britten e George Enescu i cui brani videro la luce a mezzo secolo esatto di distanza l’uno dall’altro. L’Octuor – Ottetto per archi op. 7, di Enescu, il maggiore dei compositori rumeni, fu ultimato nell’anno 1900. Dal canto suo, Britten, nel 1950, dedicò a William Primrose, grande violista e amico del compositore, questo suo Lachrymae. Reflections on a Song of John Dowland op. 48, per viola e pianoforte.
Troviamo entrambi questi brani nell’album di cui sopra entrambi trascritti per orchestra d’archi, con Tabea Zimmermann, sicuramente una delle maggiori violiste oggi in attività, nella duplice veste di direttore e anche, in Britten, di viola solista Gli archi sono quelli dell’Ensemble Resonanz, formazione tedesca nata nel 1994 per iniziativa di membri della Deutsche Junge Philharmonie e attualmente residente ad Amburgo.
Alla raffinata elegia delle variazioni di Britten su una melodia del suo amato Dowland, si affiancano l’energia entusiasmante, giovanile e l’inventiva originalissima, ma al tempo stesso straordinariamente padrona dei propri mezzi compositivi, dell’Ottetto di Enescu, all’epoca appena diciannovenne. È in un certo senso il biglietto da visita di questo autore, non solo coetaneo di Béla Bartók, ma anche affine a lui per tanti aspetti.
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