Charles Lloyd

di Giordano Montecchi

Charles Lloyd & the Marvels, “Tone Poem”, Blue Note, UCCQ-1133

Di grandi musicisti e artisti appartati o sottostimati è pieno il mondo.  Così come di star sopravvalutate. Charles Lloyd, Memphis 1937, appartiene alla prima categoria. Coetaneo di Archie Shepp e di Albert Ayler - cioè della generazione della "New Thing", l'avanguardia che seguì di poco gli apripista del free jazz, Ornette Coleman e John Coltrane – il sassofonista di Memphis, pur indebitato con l'arte di Coltrane, obbedisce a tutt'altra visione. Il suo orizzonte è un lirismo poetico e sonoro che in quegli anni ruggenti, e nei decenni a seguire, nel mondo della musica "progressiva" fu guardato sempre con accigliata sufficienza. Fedele a questa sua autentica vocazione riecco Lloyd con un album Blue Note dal titolo programmatico: "Tone Poem". Lo affianca Bill Frisell, per molti aspetti quasi un suo omologo, a distanza di anni. Chiudere gli occhi e ascoltare. Qui non serve altro.