“Storia del jazz. Una prospettiva globale” di Stefano Zenni, Quodlibet (dettaglio di copertina)
La Recensione

Il jazz e il mondo

“Storia del jazz. Una prospettiva globale” di Stefano Zenni, Quodlibet

  • Ieri
  • 15 min
  • Giordano Montecchi
  • quodlibet.it
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Anche se, com’è intuibile e in parte inevitabile, la letteratura e la storiografia della musica jazz sono principalmente di marca statunitense, in Italia non mancano contributi musicologici e storiografici talvolta di grande rilievo, come ad esempio la poderosa impresa di Adriano Mazzoletti dedicata al jazz italiano. Sul terreno delle storie globali invece spicca in questi ultimi anni la ricerca instancabile di Stefano Zenni che dopo la pubblicazione della sua “Storia del Jazz”, uscita nel 2012, ha dato alle stampe per Quodlibet la nuova edizione, aggiornata e ampliata. E dove “ampliata” è un eufemismo, considerato che dalle 600 pagine della prima uscita, si passa adesso alle mille pagine della nuova versione che, nuovamente e a maggior ragione, reca come sottotitolo “Una prospettiva globale.” Una precisazione che in questo caso non ha nulla di convenzionale, ma è quantomai aderente al contenuto e al senso di questa opera monumentale. Al di là della vasta panoramica mondiale che testimonia la natura ormai cosmopolita di questa musica, questa “storia” ha il pregio di coniugare, appunto, prospettive diverse: il piano dell’analisi formale e stilistica, insieme a una sistematica indagine sul contesto (materiale, tecnologico, sociale, economico, politico), nonché la rete delle sue interazioni con la dimensione propriamente musicale. Ma al tempo stesso Zenni non rinuncia a fornirci anche un appassionato resoconto dei caratteri e delle vicende dei protagonisti noti e meno noti che hanno fatto grande e non di rado sublime questa musica figlia del colonialismo e dell’emarginazione, fiorita e nobilitatasi di pari passo con la lotta per l’emancipazione degli afroamericani e non solo.

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