Julien Martineau, Concerto Italiano,
Julien Martineau, Concerto Italiano, "Come una volta", Naïve (dettaglio copertina) (naive.fr/)

La Recensione

di Paolo Scarnecchia

Da lunedì 13 a venerdì 17 maggio 2019

Il Canzoniere di Lovanio è un piccolo codice della seconda metà del Quattrocento di cui non si conosceva l’esistenza. È riemerso dall’oblio nel 2015 e non si sa a chi appartenne e per questo ha preso il nome della città nella quale è conservato. Contiene quarantanove chanson, di cui dodici unica che non compaiono in nessun altro manoscritto, e per questo figurano tra le composizioni anonime dell’arte musicale franco-fiamminga. Il Sollazzo Ensemble sta registrando l’intero contenuto di questo importante ritrovamento e nel programma di questo primo volume presenta quattro di queste chanson inedite, oltre a quelle già note di Ockeghem, Michelet, Mureau e Binchois.

Il progetto del seminario di alta formazione della Fondazione Cini dedicato al patrimonio della musica ottomana diretto da Kudsi Erguner continua a dare i suoi frutti. Il nuovo CD-book dell’Ensemble Bîrûn, il gruppo che si forma ogni anno con borsisti selezionati attraverso un bando internazionale, è il risultato della settima edizione del 2018 e contiene il repertorio musicale di una importante confraternita, la Bektâshîye, storicamente presente anche nella Penisola Balcanica. La maggior parte degli inni devozionali registrati proviene da trascrizioni realizzate sotto la guida di Rauf Yekta Bey (1871-1935) all’inizio degli anni Trenta, pubblicate con il titolo di Bektaşi Nefesleri.

Il nome di Biagio Marini è solitamente associato allo sviluppo della musica violinistica della prima metà del Seicento, ma la sua produzione comprende anche molte opere vocali concertate, sia sacre che profane. Il carattere eterogeneo e originale dei concerti contenuti nell’opera settima stampata nel 1634 mostra la varietà di accenti e affetti attraverso i quali polifonia madrigalistica, monodia accompagnata in stile rappresentativo e sonata si alternano o si fondono in un cangiante gioco sonoro, con un rincorrersi di versi arcadici e cavallereschi intonati dalle voci dell’Ensemble Costanzo Porta affiancate dagli strumenti del gruppo Cremona Antiqua.

Raffaele Calace (1863-1934) è stato uno dei più celebri virtuosi di mandolino e Julien Martineau accompagnato dall’ensemble Concerto Italiano diretto da Rinaldo Alessandrini, gli rende omaggio eseguendo il suo Concerto no. 2 per mandolino e piano in la minore op.144, orchestrato da Yann Ollivo, che è accostato a musiche del Settecento. Tre di queste sono di Antonio Vivaldi: il Concerto in do maggiore per mandolino, archi e continuo RV 425, il Concerto in re maggiore per liuto, due violini e continuo RV 93, e il Trio in do maggiore per violino, liuto e continuo RV 82. Negli ultimi due la parte solista del liuto è eseguita dal mandolino, che è anche il protagonista del Concerto di mandolino a solo con violini e basso in sol maggiore di Domenico Caudioso posto a conclusione del disco.

Per eseguire il mottetto Ecce beatam lucem e la Missa sopra Ecco sì beato giorno, le colossali composizioni vocali di Alessandro Striggio che si suppone possano aver ispirato l’altrettanto grandioso mottetto di Thomas Tallis Spem in Alium, è stato necessario unire le voci dell’Armonico Consort, diretto da Christopher Monks e quelle del Choir of Gonville & Caius College Cambridge diretto da Geoffrey Webber. Il titolo del disco riprende quello della serie di concerti presentati dalle due formazioni, che eseguono queste musiche disponendosi attorno al pubblico per creare una coinvolgente esperienza sonora tesa ad esaltarne la magniloquenza.

 
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