(ecmrecords.com)

La Recensione

di Valerio Corzani

Da lunedì 07 a venerdì 11 ottobre 2019

Il deserto del Gobi evoca le imprese di Gengis Khan e immensi spazi attraversati tutt’oggi da tribù nomadi e coperti da dune, laghi salati e rocce. È questo lo scenario che dipana "Goby Desert”, un album prodotto dalla torinese Felmay e che mette in fila un trio composto dal fido Guo Gan (ha inciso decine di album per questa etichetta), Emre Gultekin e Levent Yildirim. Il suono onirico dell’erhu e quello brillante della baglama si intrecciano alle percussioni di Yildirin in un incontro multietnico che concilia (o meglio avvicina le culture musicali di Cina e Turchia.

La nostra settimana di recensione si concede anche un doveroso ricordo. Martedì tocca infatti al disco postumo di Francesco di Giacomo, un’opera tutta concepita al di fuori del suo gruppo storico, il Banco del Mutuo Soccorso, e che rappresenta davvero un regalo per gli appassionati che ancora non si sono fatti una ragione della sua prematura dipartita. Scrittura eccelsa, sia dal punto di vista delle liriche che della musica, “La parte mancante”, è stato anche segnalato dalla giuria del Premio Tenco e inserito nella cinquina degli album dell’anno.

Un violoncello e un violino incorniciano dal punto di vista sonoro il nostro mercoledì. Londinesi, Fran & Flora, al secolo Francesca Ter-Berg (violoncello) e Flora Curzon (violino), sono al loro debutto con il notevole "Unfurl”. Dopo aver allineato una pletora di collaborazioni illustri di area folk, jazz, sperimentale e world continuano su questa linea anche in “casa propria” e nel contesto ridotto del duo. E sorprendono per maturità di scrittura e lungimirante empatia strumentale.

Coi i Dirty Six torniamo in Italia anche se non sembra. I riferimenti del combo, uno “sporco sestetto” che fa il verso alla “Sporca dozzina” del regista Robert Aldridch, sono in realtà tutti oltreoceano, in particolare guardano alla stagione felice dell’hard bop di fine anni cinquanta, primi anni sessanta. Daniele e Tommaso Scannapieco, Claudio Filippini Lorenzo Tucci, Gianfranco Campagnoli e Roberto Schiano si sono immedesimati così bene con quelle atmosfere da tirar fuori una scaletta che pur suonando come “quelle cose lì” è in realtà costituita interamente da originals.

“Traditional music from Greece, Turkey, Lebanon and Armenia, and compositions by Cihan Türkoğlu”: il sottotitolo dell’album ECM con cui chiuderemo la nostra settimana di recensioni, “Beyond The Borders”, chiarisce già le coordinate del palinsesto. C’è solo da aggiungere che accanto al già citato Türkoğlu a guidare il progetto c’è la voce di Maria Farantouri e al loro fianco il violoncello nobile di Anja Lechner, il kanon di Meri Vardanyan, il ney di Christos Barbas e le percussioni di Izzet Kizil.

 

 

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