“Hey Clockface” di Elvis Costello; Concord Records (dettaglio copertina)
“Hey Clockface” di Elvis Costello; Concord Records (dettaglio copertina) (concord.com )

La Recensione

di Franco Fabbri

Da lunedì 11 a venerdì 15 gennaio 2021

“Hey Clockface” è trentatreesimo album in studio di Elvis Costello. In più ce ne sono sei registrati dal vivo e un certo numero di collaborazioni. Il primo album è del 1977, in piena epoca punk-new wave; a cavallo tra anni Ottanta e Novanta ci sono raccolte di bellissime canzoni, che ai quei tempi fecero pensare che se mai i Beatles si fossero riformati il posto vuoto lasciato da John Lennon sarebbe stato suo; arrivati a oggi il minimo che ci si possa aspettare è che Costello conosca ancora bene il suo mestiere e sia capace di rivisitare gli stili attraverso i quali è passato. È così, con scioltezza, eppure c’è qualche sorpresa.

 

Steve Beresford, pianista e poliustrumentista, è una figura guida nella free-improvisation inglese ed europea, con alle spalle collaborazioni con i principali musicisti della scena jazz, creativa e pop-rock, e una discografia sterminata. Valentina Magaletti è una batterista-percussionista nata a Bari; a 21 anni si è trasferita a Londra, dove ora risiede, ed è fortemente apprezzata nel “giro” del jazz, delle musiche improvvisate, del rock sperimentale. Pierpaolo Martino è un contrabbassista formidabile, oltre che ricercatore di letteratura inglese all’Università di Bari e autore di saggi. Messi insieme, i tre non possono che produrre “disastri” sonori, in senso buono. L’album anglo-barese, rigorosamente indipendente, è stato mixato a Monopoli e masterizzato ad Abbey Road.

 

Daniel Melingo, oggi sessantatreenne, è un musicista argentino con alle spalle numerosi progetti e collaborazioni (anche con il cantautore brasiliano Milton Nascimento). Dopo aver frequentato a lungo la scena rock argentina è passato al tango, del quale è ritenuto uno degli innovatori più originali. “Oasis”, il suo album più recente, ne è una dimostrazione: si basa su un confronto e un intreccio frale tradizioni del tango e del rebetico, la musica popolare urbana greca. Ne è un segno anche la partecipazione a una delle canzoni di Vinicio Capossela, un altro degli estimatori del rebetico.

 

Kaki King è una chitarrista statunitense, prima donna a essere annoverata - ormai quindici anni fa - nell’elenco di solito esclusivamente maschile, delle nuove “divinità” dello strumento. La sua tecnica percussiva, basata sul tapping della tastiera, sullo slapping tipico dei bassisti, e su certi aspetti del flamenco, l’ha fatta avvicinare da parte dei critici a chitarristi come Michael Hedges (un pioniere della new age, negli anni Ottanta) e Preston Reed. Il suo suono a volte ricorda anche quello di Hans Reichel, chitarrista tedesco attivo sulla scena della musica creativa e improvvisata degli anni Ottanta e Novanta. “Modern Yesterdays” è il suo nono album in studio, caratterizzato fortemente dal sound e dai paesaggi sonori elettronici curati da Chloe Alexandra Thompson.

 

Marala è un trio femminile che canta in catalano (le componenti provengono da Sant Cugat del Vallès, a nord di Barcellona, da Palma de Mallorca e da Pedreguer, nella provincia di Alicante). Compongono le proprie canzoni - di contenuto femminista - ma frequentano anche il repertorio della tradizione popolare, secondo un orientamento comune fra le cantautrici catalane della stessa generazione. Sono particolarmente notevoli, nel loro caso, gli impasti vocali, che rimandano (senza necessariamente implicare una derivazione) alle armonie del gruppo finlandese Värttinä, protagonista della world music negli anni Ottanta-Novanta. “A trenc d’alba” (che vuol dire “alla prima luce”, “all’albeggiare”) è il primo album di Marala

 
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