"Sonate da Cimbalo di Piano e Forte" di Paolo Zentilin; Brillant Classic (dettaglio copertina) (brilliantclassics.com)

La Recensione

di Valentina Lo Surdo

Da lunedì 05 a venerdì 09 aprile 2021

La prima registrazione mondiale su pianoforte moderno dell’integrale delle 12 “Sonate da Cimbalo di Piano e Forte” op. 1 di Lodovico Giustini da Pistoia (1685-1743), è un’autentica scoperta. Nonostante non siano molto conosciute, questo corpus riveste infatti un’importanza notevole dal punto di vista storico: sono i primi brani ad essere stati composti esclusivamente per il fortepiano, strumento allora appena inventato. Pubblicate a Firenze nel 1732, riscossero un notevole successo tanto che, poco più avanti, furono ristampate ad Amsterdam. A interpretarle, il sorprendente pianista friulano Paolo Zentilin.

Nicola Segatta ha un genio leonardesco: violoncellista, liutaio, compositore e uomo dei boschi, vicino Trento, sulle sponde del Lago di Santa Colomba, Nicola crea la musica, dal legno alla partitura. Nella mezz’ora abbondante di musica racchiusa in questo prezioso lavoro per violoncello e orchestra, c’è la dedica che Segatta ha indirizzato a Giovanni Sollima, suo personale ispiratore e fervente estimatore, che qui figura come interprete solista e, sullo sfondo dello strumento solista, figura un Medioriente immaginario e reale, meta simbolica di crocevia culturali e sonori, abilmente cesellati sul medesimo gesto pentagrammato.

Cosa accadrebbe se le più celebri melodie d’opera si trasformassero in un tango suadente? Lo raccontano in musica il compositore (e direttore d’orchestra) Roberto Molinelli e la violista Anna Serova, con il progetto “Tango all’Opera”. Enfatizzando i ritmi di danza già nascosti tra le pagine operistiche, Molinelli ha creato otto tracce inedite eseguite da Anna Serova con il trio Tango Sonos, brani come speciali cartoline musicali che seguono il percorso dei legami tra Italia e Argentina, lungo un’originale e appassionata linea di ricerca che interseca diverse geografie ed espressioni artistiche divergenti.

Dieci anni di vita negli Stati Uniti suggellati in un disco che avvicina l’Italia all’America. È questo il pensiero che sottende il percorso musicale di Paolo Marchettini, clarinettista e compositore, vincitore di numerosi premi di composizione tra cui al Concorso Regina Elisabetta di Bruxelles e alla rassegna Play It! di Firenze. Già docente al Berkley College e alla Manhattan School of Music di New York, Marchettini esprime in questi brani una visione musicale sincretica, in cui si intreccia la più nobile espressione di discendenza europea all’infinita creatività contemporanea americana.

Musica da camera di altissima fattura, di cui ci è offerta la lettura di un giovane quartetto italiano. Le due opere, per archi (violino, viola, violoncello) e pianoforte, appaiono in questa integrale come un unicum speculare, simili nella strutturazione e nel taglio armonico che fa uso peculiare della modalità. Un’incisione che mette in luce le qualità del Werther, vincitore dell’ultima edizione del Premio Abbiati e del Premio Farulli 2020 e che, a maggio 2021, parteciperà alle fasi finali del 10th Osaka International Chamber Music Competition in Giappone.

 
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