"Smallable Ensemble Plays the Music of John Lennon" di Smallable Ensemble, Appaloosa Records (dettaglio di copertina) (appaloosarecords.it)

La Recensione

di Franco Fabbri

Da lunedì 22 a venerdì 19 novembre 2021

Lunedì 22 novembreSmallable Ensemble, Smallable Ensemble Plays the Music of John Lennon – ℗ 2021 Appaloosa Records

Lo Smallable Ensemble è un quartetto formato da noti musicisti italiani, attivi in diversi generi e scene: blues, folk, rock, jazz. Sono Alex Gariazzo, chitarrista e cantante della Treves Blues Band e sessionman per artisti italiani e d’oltreoceano; Marco “Benz” Gentile, polistrumentista, che ha curato la produzione artistica e il missaggio dell’album ed è chitarrista e violinista degli Africa Unite, e sessionman per Rachele Bastreghi, Meg, Colapesce; Michele Guaglio, bassista con all’attivo un apprezzato lavoro solista in area jazz, per anni collaboratore del chitarrista rock-blues Vic Vergeat e turnista live e in studio (Susanna Parigi, Morgan);Roberto Bongianino, fisarmonicista e polistrumentista già con Paolo Bonfanti, Animalunga e Enea Leone, coinvolto in numerosi progetti a cavallo tra folk, blues, jazz e tango. Insieme a ospiti internazionali – Patricia Vonne Rodriguez, Jono Manson, Bocephus King e Doug Seegers – aggiuntisi in tempi di clausura (e quindi con obbligati scambi di registrazioni a distanza), lo Smallable Ensemble ha realizzato un affettuoso album di cover di John Lennon, basato sia sul periodo da solista, sia sul repertorio beatlesiano (con brani notoriamente attribuibili a John). Bel lavoro, in equilibrio tra il rispetto della versione originale e la messa a fuoco di aspetti nuovi, a volte insospettati.

Martedì 23 novembreLightning Bug, A Color of the Sky – ℗ 2021 Fat Possum Records

Lightning Bug (“lucciola”) è il nome di un quintetto newyorkese, costruito intorno alla cantante e autrice Audrey Kang. A Color of the Sky è il loro terzo album: per l’occasione il gruppo si è allargato dalla formazione iniziale in trio a quella attuale a cinque. I critici statunitensi, che predicono per la “lucciola” una positiva transizione dal mondo delle produzioni indipendenti verso il successo più ampio, collocano la musica di Audrey Kang e del gruppo in uno spazio dove si intersecano shoegaze, Americana e folk. L’ultimo termine non ci crea problemi, anche se l’attribuzione sembra risalire alle atmosfere acustiche e chitarristiche con le quali si aprono molti pezzi; “Americana” è altrettanto un termine di comodo, anche se ormai ufficializzato, che – grosso modo – rinfresca il concetto di country rock, risalente agli anni Sessanta-Settanta; “shoegaze” richiama l’abitudine dei musicisti rock “di un certo tipo” (e come definirli altrimenti?) di suonare guardando per terra, invece che facendo scena rivolti al pubblico. Una dimensione concentrata, intima, e un termine di comodo (come succede spesso, con i nomi di generi) per non usarne altri più connotati (un gruppo nel quale i musicisti suonavano piegati, concentrati, erano i Genesis dei primi tempi: ma guai a evocarli...). Testi basati su riflessioni intime, spesso sul lavoro e il tormento di scrivere canzoni, con una certa propensione a costruire una progressione dall’individuale al collettivo, dal rarefatto al denso.

Mercoledì 24 novembreSantana, Blessings and Miracles – ℗ 2021 Starfaith LLC under exclusive license to BMG Rights Management (US) LLC

Lo stile di Carlos Santana è così caratteristico e inconfondibile che attorno alla sua chitarra si può mettere qualunque cosa, e ne resterà assorbita. C’è stata un’epoca, abbastanza lunga, in cui quello stile e quella chitarra sembravano legati ineluttabilmente a Woodstock e alla sorpresa che aveva costituito (più dimezzo secolo fa) quella miscela di elettricità, ritmi latini, virtuosismo. Poi Santana è tornato in auge, con un’attitudine da capo-orchestra che sa coinvolgere i cantanti e gli strumentisti disponibili. Per Blessings and Miracles (un titolo che mette in chiaro un sentimento pacificamente religioso) ce ne sono a iosa: da Chick Corea a Steve Winwood (protagonista di una sorprendente versione “latina” di Whiter Shade of Pale: una canzone che solo Winwood avrebbe potuto cantare senza far rimpiangere Gary Brooker e i Procol Harum). E poi Corey Glover, cantante dell’indimenticato gruppo di heavy metal africano-americano, i Living Colour. E ancora rapper, cantanti country, cantautori e cantautrici. Ma non è un guazzabuglio di generi e stili, all’insegna di un neocrociano appello alla “musica senza aggettivi”: anzi, il piacere dell’ascolto di Blessings and Miracles sta proprio nel cogliere le relazioni fra personalità e stili diversi, mentre il suono e le diteggiature della chitarra di Carlos Santana danno una forma alla complessità sociale e musicale della popular music.

Giovedì 25 novembreArooj Aftab, Vulture Prince – ℗ 2021 New Amsterdam

Arooj Aftab è una musicista pakistana. Si è trasferita negli Stati Uniti nel 2005 dopo aver ottenuto l’ammissione alla Berklee School of Music, dove si è diplomata come tecnica del suono. Uscita dalla Berklee nel 2008, si è ritrovata nel culmine della crisi economica e della completa trasformazione del mercato discografico: nessuno aveva più bisogno di assumere tecnici del suono. Ma alle spalle di Arooj Aftab c’era anche un inizio di carriera come cantante: in patria era diventata famosa per una versione di “Hallelujah” di Leonard Cohen. Così si è dedicata alla composizione, creando un proprio genere di canzoni che mescolano inglese e urdu, musica pakistana, jazz e reggae, con testi ispirati al poeta sufi Rumi: neo-sufi è il nome che ha scelto per il proprio lavoro. Chi ha seguito fin dall’inizio la world music come genere, dopo l’adozione “ufficiale” del termine nel 1987, ricorderà un altro pakistano che si ispirava a Rumi: Nustrat Fateh Ali Khan, che prima di morire prematuramente ebbe un vasto successo internazionale sull’etichetta Real World di Peter Gabriel. Ma Nustrat riprendeva soprattutto un genere popolare ritmato e celebrativo dell’amore per Allah, il qawwali, e cantava in farsi, la lingua di Rumi: Arooj Aftab (soprattutto quando non entrano in gioco le intersezioni con la musica africano-americana) si avvicina ad altri aspetti della tradizione del subcontinente indiano, come il ghazal, di origine arabo-islamica, una specie di sonetto di argomento amoroso/erotico, molto presente anche nell’opera di Rumi. Grandi spazi intorno alla voce, bellissime melodie.

Venerdì 26 novembreTarta Relena, Fiat Lux – ℗ 2021 La Castanya / The Indian Runnersordinato

Tarta Relena (“torta ripiena”, che in spagnolo si dovrebbe scrivere con due elle) è un duo vocale femminile formato da Marta Torrella e Helena Ros, catalane di Barcellona. Si autodefiniscono un gruppo di “canto gregoriano progressivo”, e nella sua semplicità l’etichetta mostra quanto sia inutile la recente (?) proposta del Club Tenco di una “canzone senza aggettivi”, senza altra delimitazione che quella fra canzoni “belle” e “brutte”. I nomi dei generi servono a comunicare, a fissare un punto di partenza: altrimenti, lasciando da parte faticose argomentazioni estetiche, non ci restano che i gesti, le ostensioni. “Mmmm, che bella questa musica qui...” (e attenzione, senza parole, sostituendo “bella” e “questa musica qui” con dei gesti). Sarà un’invenzione di marketing felice, ma “canto gregoriano progressivo” rende proprio l’idea. Hanno detto: “La nostra cerimonia di iniziazione è stata quando ci siamo addentrate nel mondo corale. A partire da lì abbiamo conosciuto il repertorio rinascimentale e barocco ed è nato il gusto per la polifonia e il canto a cappella. Il folk faceva parte di quello che avevamo ascoltato un po’ da sempre: flamenco, canzoni tradizionali del Mediterraneo, cantautori... insieme ad altri stili e generi.” Proprio così.

 
Brani Brani in onda Airbourne - Kevin Brady Electric Quartet Ore 20:32