Willie Peyote
La Recensione

Nel blu dipinti di rosso

Un nuovo documentario sui cantacronache

  • Oggi
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  • Paolo Prato
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Emilio Jona nel salotto di casa, circondato da libri e dischi, sfoglia La Stampa e commenta con disappunto le notizie su Gaza. A 98 anni il grande intellettuale, poeta e saggista, mostra, immutati, la lucidità e lo spirito critico che hanno caratterizzato lui e i suoi compagni d’avventura in quell’impresa pionieristica che diede il via a una canzone “diversa” in Italia.

È la scena iniziale di Nel blu dipinti di rosso, il film-documentario che Stefano Di Polito ha realizzato sui Cantacronache, presentato al 43° Torino Film Festival nello scorso mese di novembre. Prodotto da Madga film e scritto dallo stesso regista, il film (73 minuti) ripercorre le vicende di un collettivo di musicisti, scrittori e artisti con base a Torino, grazie alle testimonianze personali di Jona e Fausto Amodei, scomparso poche settimane prima di poter vedere realizzato il progetto. Nel loro breve arco di vita (1958-1963), i Cantacronache elaborarono un progetto artistico, editoriale e musicale che ambiva a trasformare la canzone da prodotto di consumo a strumento di comunicazione, valorizzandone anzitutto la componente testuale. Il loro motto era “evadere dall’evasione”, con esplicito riferimento alla canzonetta di Sanremo e al suo portato consolatorio/narcotizzante. Grazie al ritrovamento degli audio originali del loro primo concerto del 3 maggio del 1958 a Torino, il documentario ripropone il repertorio dei Cantacronache, da classici come Per i morti di Reggio Emilia e Oltre il ponte (testo di Italo Calvino) a gemme meno note come La canzone dei fiori e del silenzio o Canzone di viaggio, firmate entrambe da Jona su musica di Sergio Liberovici, fondatore del gruppo insieme a Michele Straniero.

I Cantacronache posero le basi per la canzone realista e impegnata, dando inizio alla stagione dei cantautori, tanto che De André riprese una strofa di Dove vola l’avvoltoio ne La guerra di Piero, mentre Guccini ancora un paio d’anni fa ha inciso alcune loro canzoni nell’album Canzoni da intorto. Ma le iniziative non si limitarono alla sfera artistica: furono avviate campagne di ricerca sul campo mirate a raccogliere canti di protesta degli operai e delle mondine, a cui si aggiunsero analoghe iniziative estese ai canti antifranchisti e rivoluzionari (Cuba, Algeria, Angola). Questo patrimonio è disponibile presso il C.R.E.O. (Centro Ricerca Etnomusica e Oralità) di Torino. Il documentario si chiude con la testimonianza, e la musica, di Willie Peyote, che riannoda una lunga storia partita da Torino quasi 70 anni fa, con l’obiettivo di far riflettere, ancora oggi, il pubblico attraverso la canzone d’autore.

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