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Den Löffel abgeben

di Alessandra Bonzi e Vito Robbiani

In seguito ad alcune segnalazioni ricevute si è constatato che il documentario di Jonathan Zenti Gelato con tre bale, inizialmente proclamato vincitore del Premio RSI 2009, era parzialmente accessibile su internet, fatto in contrasto con il requisito (prescritto dal regolamento del Premio) del suo essere inedito.
Per questo motivo la Giuria del Premio RSI 2009, presieduta da Claudio Generali e formata da Daniele Finzi Pasca, Aldo Grasso, Ruth Hungerbühler, Andrea Rivetta e Mariano Tschuor, si è nuovamente consultata ieri decidendo di assegnare il Premio a Den Löffel abgeben , di Alessandra Bonzi e Vito Robbiani.
Il documentario raccoglie la testimonianza di due volontari dell’ Associazione Exit , attiva nel campo della morte assistita.
La Giuria sottolinea l’efficace costruzione drammaturgica di questo lavoro, la sua coerenza e la sua capacità di proporre al pubblico un argomento, peraltro dibattuto e controverso, ricorrendo ad un registro narrativo asciutto che valorizza il racconto.
Alessandra Bonzi (1975) è redattrice alla RSI dal 2003, Vito Robbiani (1972) giornalista e realizzatore indipendente.
La premiazione ufficiale avverrà mercoledì 16 dicembre 2009 alle ore 20.00 negli Studi Radio RSI, Auditorio Stelio Molo di Lugano, in occasione del Concerto di fine Anno della RSI.
Il documentario Den Löffel abgeben potrà essere ascoltato in anteprima su Rete Due RSI venerdì 27 novembre 2009 alle ore 09.00.

Sinossi

Gli autori, Alessandra Bonzi e Vito Robbiani, hanno incontrato due persone speciali, dei volontari di Exit, “l’associazione per una morte umana”.
Exit esiste da circa 30 anni, nella svizzera tedesca ci sono 50'000 iscritti, in Ticino 1500. L’associazione consorella della Romandia conta 15000 soci.
Tra i compiti di Exit c’è quello di aiutare i propri membri a far rispettare il testamento biologico.
Su questo documento vengono espresse le volontà del paziente su che tipo di trattamento ricevere nel caso un giorno non dovesse più essere in grado di intendere e volere.
Altro aspetto di Exit - forse quello più discusso - è l’assistenza al suicidio.
Exit interviene solo quando la persona è colpito da “una malattia senza speranza con prognosi infausta, dolori insopportabili o gravi menomazioni”.
La persona decisa a morire inoltre deve essere in grado di compiere l’ultimo atto, cioè portarsi alla bocca il barbiturico sciolto in acqua oppure nel mettere in funzione l’infusione.
Exit opera rispettando la legge svizzera e le condizioni quadro legislative riguardanti l’aiuto legale al suicidio.

I volontari che assistono al suicidio, non sono specialisti, sono persone che hanno avuto a che fare nella loro vita con persone sofferenti o morenti, hanno conoscenze nel settore medico o sociale e hanno seguito una formazione specifica con Exit, inoltre vengono sottoposti ad una perizia psichiatrica presso l’Università di Basilea.
Exit segue circa 300 casi all’anno di assistenza al suicidio.
Tra questi casi alcuni sono stati seguiti dalle due persone che ci parlano della loro esperienza come accompagnatori al suicidio.

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