Salman Rushdie (Keystone)

I grandi romanzi anglo-indiani: R.K. Narayan e Salman Rushdie

di Giuliano Boccali

Dalla narrativa classica a quella anglo-indiana: lo scrittore anglo-indiano più famoso al mondo fino agli anni ’80 del secolo scorso, grazie anche all’apprezzamento di Graham Greene, è senz’altro R.K. Narayan (1906-2001); i suoi numerosi romanzi inscenano con ironia impareggiabile l'“epopea piccolo borghese” (noi diremmo) di Malgudi, immaginaria cittadina della provincia indiana nel Sud del Paese. Il romanzo indiano esplode poi in Occidente con "I figli della mezzanotte" (1981) di Salman Rushdie (n. 1947) che con straordinaria fantasia intreccia i destini dei bimbi nati in India entro la prima ora dell’indipendenza dalla Gran Bretagna, precisamente a mezzanotte del 15 agosto 1947. All’opera di Rushdie è stata opportunamente applicata la definizione interpretativa di “realismo magico” (o fantastico) introdotta in letteratura per G. Garcia Marquez e i suoi "Cent’anni di solitudine".

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