Kamasutra di Vatsyayana, edizioni Marsilio (dettaglio di copertina) (marsilioeditori.it)

Il Kamasutra: libro erotico o spirituale? O entrambi?

di Roberto Antonini

È uno dei testi più noti della cultura indiana. Noto anche a chi dell’induismo non sa un granché. “Il trattato sull’Amore” composto da Mallanāga Vātsyāyana verso il III secolo d.C. un’opera oggetto di malintesi e banalizzazioni fino a farne un testo pornografico, anche se è considerata nel suo paese di grandissimo rilievo, un capolavoro letterario. Complice, secondo la professoressa Cinzia Pieruccini, ospite di “Laser”, la prolungata inaccessibilità o trascuratezza delle traduzioni. Così l’indologa Pieruccini nel tradurre il Kāmasūtra in italiano (edizioni Marsilio), finalmente, dall’originale sanscrito, ha voluto rendere giustizia a questo testo che appare ancora carico di riflessioni e di insegnamenti. In particolare, quello secondo il quale l’amore erotico sia un bisogno centrale, il cui appagamento porta benessere non solo all’individuo ma all’intera società. Il testo si apre con queste parole: “Dall’inizio il Signore degli Esseri creò gli uomini e le donne, e, sotto forma di comandamenti, stabilì in centomila capitoli le regole della loro vita in rapporto a Dharma, Artha e Kama.” Si tratta di tre concetti chiave della vita di un induista: Dharma, ovvero la “verità delle cose” o “virtù”; Artha, ossia “la ricchezza” ed infine Kama, “il piacere”. Insomma, non solo un libro che rinvia a immagini lascive come appare spesso agli occhi del grande pubblico, ma un testo di riferimento di una concezione filosofica ampia che dovrebbe favorire il benessere individuale e collettivo.

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