Il serbo Dejan Atanacković incarna una figura sempre più rara, quella dell’intellettuale totale. Le sue opere attraversano i confini tra i linguaggi: arte visiva, installazioni, scrittura e impegno civile, solcando le ferite della storia recente e dando forma a un’arte che rifiuta ogni compromesso e ogni neutralità. Dopo aver trascorso buona parte della sua vita a Firenze - dov’è arrivato nel 1991, allo scoppio della guerra nei Balcani - ha realizzato e curato progetti e installazioni di arte contemporanea negli Stati Uniti, in Canada, in Germania e Italia (oltre che nel suo Paese, la Serbia). Le sue opere hanno fatto parte di mostre collettive in tutto il mondo.
Negli ultimi anni è diventato anche una figura riconoscibile del dissenso civile in Serbia, impegnato contro grandi progetti urbanistici opachi, la privatizzazione dello spazio pubblico e l’erosione dello stato di diritto. Le sue prese di posizione gli sono costate arresti, procedimenti giudiziari, campagne diffamatorie.
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