Il viaggio della pianta sacra

di Andrea Cocco

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Da qualche anno è diventata la sostanza psichedelica più discussa e per certi versi ricercata, un primato che dagli anni 60 spettava di diritto all’LSD. L’Ayahuasca, o Yagé, per citare solo due tra i tanti nomi che le sono attribuiti, è un decotto preparato con alcune piante amazzoniche e viene ancora oggi utilizzata da diversi popoli amazzonici per addentrarsi in quella che è ritenuta la forma più profonda conoscenza.

Sulle tracce della pianta sacra, già nel 1950 si erano lanciati William Burroughs e Allen Ginsberg, la cui corrispondenza è contenuta nelle Lettere dello Yagé. Da allora i pellegrinaggi in Amazzonia di viaggiatori occidentali alla ricerca del decotto psichedelico non hanno fatto che crescere, alimentando la discussione su quello che viene ormai definito turismo mistico o sciamanico.

Oggi, in pieno rinascimento psichedelico, i centri e i gruppi che offrono esperienze con la pianta nascono un po’ ovunque nei paesi occidentali. L’Ayahuasca, che viene usata anche per scopi terapeutici, è in grado di generare visioni molto profonde per chi la beve e uno stato di estasi che può durare ore.

Se è vero che da sempre, nella storia dell’umanità, si sono cercate sostanze o tecniche in grado di alterare la normale chimica del corpo e produrre salti estatici di coscienza, che ruolo hanno sostanze psichedeliche come l’Ayahuasca?  È possibile considerarle, al pari dei balli dei sufi o dei digiuni eremitici, come strumenti di un percorso mistico?

Con le voci e il contributo di Francesca Matteoni, Alice, Andrea Cafarella.

Prima emissione giovedì 16 dicembre 2021