È uscito recentemente presso le Edizioni della Normale di Pisa l’ultimo libro dell’italianista locarnese Massimo Danzi, attivo per molti anni all’Università di Ginevra, "Ingenio ludere. Scritti sulla letteratura del Quattrocento e del Cinquecento". Il volume riunisce quarant’anni di indagini nell’ambito della letteratura rinascimentale, con una proiezione nel primo Seicento, offrendo un quadro vario e rappresentativo di quella grande stagione. La polifonia di una pratica letteraria, spesso ridotta a stereotipi, risalta nel dialogo tra latino e volgare e nell’erudizione filologica e plurilingue della cultura e della biblioteca dell’umanista Pietro Bembo, posta idealmente a confronto con testi di scriventi più modesti, in ambito artistico o giuridico. In altre sezioni del libro, la civiltà rinascimentale è colta tramite scritti giocosi o di ambizione ‘scientifica’, tra letteratura e medicina, che ci ricordano la varietà e la ricchezza di una stagione che fu europea e il ruolo che in essa ebbe la cultura italiana. Ne parliamo con l’autore e con i linguisti Carlo Enrico Roggia, Professore di Linguistica italiana all’Università di Ginevra, e Luca D’Onghia professore di Storia della lingua italiana presso la Scuola Normale Superiore di Pisa.
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