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L’indimenticabile porno-Moana

di Guido Piccoli

In Italia, a un quarto di secolo dalla sua morte arrivata di sorpresa quando aveva soltanto 33 anni, Moana Pozzi fa ancora parlare di sé. Compianta, celebrata e glorificata, la pornostar più famosa d’Italia riceve un’attenzione, significativa e singolare in un paese diventato sempre più conformista e bacchettone. Mentre pochissimi continuano a vedere i filmati delle sue performance amorose, sono parecchi i giornalisti, i saggisti e i sociologi che decantano della genovese Moana Pozzi intelligenza e franchezza che, insieme ad una sfrontata spregiudicatezza, ne fanno sempre di più una persona particolare, elevata a mito non solo tra gli uomini e nemmeno soprattutto per la sua bellezza. Oltre a ricordare la pornostar genovese e a spiegare il perché del suo indistruttibile fenomeno mediatico, il “Laser” odierno (che si avvale di sporadici inserti del pensiero di Moana e soprattutto delle osservazioni del sociologo e scrittore Alberto Abruzzese e dell’autore televisivo della Rai e critico cinematografico Marco Giusti) parla della pornografia intesa come raffigurazione esplicita di contenuti erotici e sessuali e della sua evoluzione nella società subordinata ai mezzi di comunicazione dei quali si è sempre servita, dai film alle videocassette, dalla televisione ai social.

 

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