Laura Curino, vivere per narrare

di Sabrina Faller

È la regina del teatro di narrazione e lo ha visto nascere al Teatro Settimo, dalle parti di Torino, negli anni Ottanta, in un'ambiente in cui il lavoro era uno dei grandi temi della vita sociale e poi della narrazione. E proprio di lavoro parlano i suoi spettacoli più celebri: ne ha dedicati due alla famiglia Olivetti di Ivrea (Olivetti Camillo, alle radici di un sogno e Adriano Olivetti), uno (Scintille) alle operaie uccise nell'incendio della fabbrica tessile di New York ai primi del Novecento, un altro (Partita Doppia) al mondo dell'imprenditoria, un altro ancora a Enrico Mattei (Il signore del cane nero), uno recentissimo alle badanti (Natasha ha preso il bus), uno al teatro (Passione) e la lista non finisce più. Ma si è dedicata anche ai classici, da Goldoni a Cechov, da Shakespeare a Goethe. In molte di queste avventure teatrali è stata coadiuvata da Gabriele Vacis, cofondatore del Teatro Settimo e grande protagonista -anche lui- del teatro di narrazione. In questo incontro, avvenuto negli studi RSI, una Laura Curino in stato di grazia, letteralmente innamorata del mestiere che fa, ci racconta qualcosa di sé.