Sorj Chalandon è uno degli scrittori francesi contemporanei più sensibili alle ferite della storia, autore di una dozzina di romanzi in gran parte tradotti in italiano e tutti in qualche modo collegati l’uno con l’altro. I temi trattati nei suoi libri esplorano in modo crudo la complessità e il lato oscuro dell’animo umano raccontando ingiustizie, violenze e prevaricazioni. Già finalista al Goncourt e premiato dall’Académie Francaise, Chalandon è un romanziere che non usa la scrittura per chiudere i conti con la realtà ma per condividere esperienze difficili, senza edulcorarle. Una scelta che nasce anche dal suo passato di reporter di guerra che lo ha visto raccontare la violenza, i sensi di appartenenza, i tradimenti in alcuni dei conflitti più caldi degli ultimi decenni, come l’Irlanda del Nord, il Libano, l’Iraq e l’Afghanistan. Con il suo nuovo romanzo Il libro di Kells ha confermato di essere maestro nell’arte di narrare le grandi vicende storiche mescolandovi la propria storia personale. Al centro della narrazione ci sono la Parigi dei ruggenti anni Settanta, gli scontri di piazza, il maoismo giovanile, il ribollire delle strade e un indomito senso etico dalle precise venature religiose.
L’abbiamo incontrato a Pordenone, dove quest’anno è stato il protagonista del Festival Dedica, giunto alla 32ma edizione.
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