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Nascita di una potenza

di Raffaella Barazzoni

Ogni 4 luglio gli Stati Uniti d’America festeggiano la loro nascita. Era il 1776 quando con la celebre Dichiarazione d’Indipendenza, le colonie inglesi d’America sancirono il distacco definitivo dalla madrepatria. Fu un lungo e doloroso percorso che cambiò la storia del XVIII secolo e che divenne definitivo nel 1783 quando si concluse la guerra rivoluzionaria contro la Gran Bretagna e il trattato di Versailles riconobbe l’indipendenza delle colonie americane.  Avvolta da una forte cornice eroica e patriottica, la narrazione della nascita degli USA è in effetti molto complessa. Come osserva lo storico italiano Arnaldo Testi nel suo libro “La formazione degli Stati Uniti, Ed. il Mulino”, si tratta di “una storia composta da una molteplicità di frammenti, di relazioni di autorità e di potere, di soggetti distinti in competizione e conflitto tra loro”.

L’approccio storiografico alla nascita della superpotenza che oggi conta più di 330 milioni di abitanti, non può tralasciare ad esempio l’incontro/scontro culturale che sta alle origini di questa storia. Tre mondi molto diversi tra loro, europei, nativi americani, schiavi africani, si trovarono a condividere un territorio su cui prevalse il dominio di chi era sbarcato dal Vecchio mondo. Marcato da profonde cesure, il cammino che portò gli ideali di tredici colonie alle grandi trasformazioni sociali, politico ed economiche che ne derivarono, resta a tutt’ora un fertile territorio di indagine.

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