Monastero di San Benedetto, Subiaco, Italia (iStock)

Nel nome del Signore

Vite di monaci benedettini nel XXI secolo, di Claudio Visentin

Nell’alto Medioevo, dopo la caduta dell’Impero Romano e le invasioni barbariche, i monaci benedettini si confrontarono con un mondo in piena crisi: politica, economica, umana. Per alcuni secoli i loro grandi monasteri contrastarono le forze centrifughe, organizzarono vasti territori, ricostruirono comunità, preservarono la cultura classica. Da Montecassino a San Gallo la rete dei monasteri benedettini ha disegnato una prima idea d’Europa, prendendosi cura al tempo stesso dei corpi e delle anime.

Da tempo però i benedettini affrontano un lento quanto insidioso declino; le vocazioni sono sempre meno e spesso maturano in età adulta. E tuttavia, dopo millecinquecento anni, la Regola di San Benedetto ancora stupisce per la sua profonda comprensione dell’animo umano, anche nelle sue debolezze. Proprio quando il laicismo sembra aver permeato di sé l’intera società, sempre più persone chiedono di essere accolte per qualche tempo nei monasteri. Claudio Visentin ha condiviso per una settimana la vita quotidiana di tre monasteri benedettini del Lazio (Subiaco, Casamari e Montecassino), rigorosamente scandita dagli orari delle preghiere, raccogliendo le voci e le storie dei religiosi.

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