Quale architettura per il mondo alpino?

di Brigitte Schwarz

Dopo oltre un secolo di esodo montano negli ultimi anni in tutto l’arco alpino si registra una sorprendente inversione di tendenza accentuata dalla pandemia: immigrati in cerca di qualità di vita migliori, attratti dalla montagna per motivi economici, o in fuga dai centri urbani, stanno ripopolando le regioni alpine. I mutamenti demografici, in uno spazio dove da secoli l’integrazione tra l’uomo e l’ambiente influenza il paesaggio e la cultura, pongono il mondo alpino di fronte a nuove sfide: dal cambiamento climatico, alla transizione energetica, dalla ridefinizione della globalizzazione ai flussi migratori. La crescente richiesta di abitazioni in montagna, limitata in Svizzera dalla legge Weber, ha intensificato la necessità del restauro di case rurali tipiche del mondo alpino. Quale contributo può dare l’architettura al recupero degli edifici rurali in una prospettiva di rigenerazione edilizia e sociale? Come intervenire inserendo nuove funzionalità attraverso un dialogo con il patrimonio rurale tradizionale esistente? Ne parliamo con Antonio De Rossi, professore ordinario di progettazione architettonica e urbana al Politecnico di Torino, di cui si ricordano "La costruzione delle Alpi. Immagini e scenari del pittoresco alpino", due volumi editi da Donzelli e "Architettura alpina contemporanea", Priuli & Verlucca; Giorgio Azzoni, docente di Storia dell’architettura contemporanea all’Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia, curatore della mostra "Abitare un paese in montagna", che nel villaggio alpino di Vione presenta venti progetti riguardanti interventi di recupero del patrimonio edilizio storico rurale in piccoli borghi alpini e Armando Ruinelli, architetto, docente di architettura e design presso l'Università di scienze applicate dei Grigioni a Coira i cui progetti di recupero dell’architettura alpina in chiave contemporanea hanno ottenuto vari riconoscimenti internazionali.