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Simone Weil, una santità nuova

di Sabrina Faller

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Filosofa, mistica, operaia, docente, bracciante, attivista nella Resistenza, Simone Weil (1909-1943) è una figura inesauribile, densa di contraddizioni, ma anche la coerenza in persona. Di buona famiglia d’origine ebraica, Simone ha voluto sperimentare su di sé la condizione operaia e contadina. Nata a Parigi, laureata all'Ecole Normale, ha avuto vita breve e intensissima, viaggiando in Europa e negli Stati Uniti, morendo a soli 34 anni in Inghilterra, di tubercolosi e di stenti, e lasciando un’ampia mole di scritti, la maggior parte pubblicati postumi. Il suo pensiero, pur essendo antisistematico, è descritto come “il vertice del pensiero filosofico del Novecento europeo, con al centro un amore profondissimo per la verità”. Cogliamo qualcuno degli aspetti del suo pensiero in un’intervista a Maria Concetta Sala, curatrice per Adelphi e per Marietti di alcune sue opere -tra cui "La rivelazione greca", "L’arte della matematica", "La persona e il sacro, Attesa di Dio"- e al filosofo Marco Vannini, anche lui, con la moglie Sabina Moser, curatore di alcuni scritti di Simone, tra cui "La rivelazione indiana", Le lettere, 2020.

Prima emissione 20 dicembre 2021

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