Moby Dick

Abbiamo ancora paura del nucleare?

La transizione energetica, fra percezione del rischio e accettazione sociale

Chernobyl

L’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl, avvenuta il 26 aprile 1986, è stata una tragedia umana e ambientale dalle conseguenze planetarie che – insieme all’incidente di Fukushima del 2011 – ha profondamente influenzato la nostra percezione del nucleare. Trauma collettivo, rigetto, avvio di programmi e di normative per smantellare gli impianti esistenti e vietare la costruzione di nuovi.

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40 anni dopo Chernobyl

SEIDISERA 23.04.2026, 18:00

Oggi invece, a rispettivamente 40 e 15 anni di distanza da Chernobyl e Fukushima, l’atomo è tornato ad affacciarsi in Europa e in Svizzera: la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito la decisione di abbandonare il nucleare un “grave errore strategico”, mentre in Parlamento svizzero è approdata l’iniziativa popolare “Energia elettrica in ogni tempo per tutti”, o “Stop al blackout”. Per molti, complici i conflitti in corso e la penuria energetica, il nucleare è un’energia “pulita” e sovrana, indispensabile per raggiungere gli obiettivi di politica energetica e neutralità climatica. Per altri, un rischio umano e ambientale troppo alto da correre.

Un dibattito fortemente polarizzato, a cui noi vogliamo provare a guardare attraverso la lente della scienza, dell’innovazione tecnologica, dell’economia e delle scienze sociali, per comprendere come cambia il comportamento e la percezione della popolazione nei confronti delle energie – fossili, nucleare, rinnovabili; fare il punto sulla transizione energetica in Svizzera, accusata dall’Accademia svizzera di scienze naturali (SCNAT) di non fare abbastanza per il clima, e per proiettarci nell’ultime frontiere della ricerca nucleare, dai microreattori modulari alla fusione. 

Lo facciamo con l’economista Alessandra Motz, ricercatrice presso l’IRE - Istituto di ricerche economiche dell’Università della Svizzera italiana e responsabile delle analisi in materia di energia per l’Osservatorio Finanze Pubbliche ed Energia sempre dell’USI; il fisico Massimiliano Capezzali, professore presso l’HEG-VD - Alta scuola d’ingegneria e di gestione del Canton Vaud, Svizzera occidentale, dal 1° giugno 2026 direttore dell’Istituto delle energie sempre dell’HEG-VD; e il fisico Ambrogio Fasoli, professore presso l’EPFL – Politecnico d Losanna, già direttore dello Swiss Plasma Center dell’EPFL e presidente del consorzio europeo EUROfusion, che sovrintende allo sviluppo della fusione in Europa, con l’obiettivo di produrre energia dal 2050.

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